Tristesse Contemporaine

Tristesse Contemporaine

2012 (Dirty, Pschent) | new wave, psych-pop

                                                        "La tristesse durera toujours"
Vincent Van Gogh

                                                         
Un incontro a Parigi. Più fortuito e sicuramente meno sofisticato di come lo concepirebbe un Allen nostalgico-di-epoche-mai-vissute. Ma comunque romantico, nell'accezione più "letteraria" del termine.
Narumi Omori, bellezza kitaniana che viene da Tokyo, impara prestissimo a suonare il piano per poi entrare in una cover-band che ripropone i repertori di Stalin e Cure.
È il magnetismo esercitato su di lei da Godard e dalla "Nouvelle Vague" tutta, assieme al desiderio di imparare il francese e studiare moda, a "costringerla" ad approdare a Parigi nel 1994.
Léo Hellden nasce e vive nei sobborghi di Stoccolma finché, diciottenne, non impara a suonare la chitarra e decide, dopo qualche anno, di migrare a Londra. È l'incontro con una donna francese a "costringerlo" a trasferirsi a Parigi, dove nel 2004 dà vita, assieme a Clément Vaché, al duo electro-pop "Aswefall" (in cui più tardi militerà anche Narumi).
Maik Giffts nasce nella East-London da una famiglia giamaicana. La passione per l'hip-hop e l'intimismo lirico di Leonard Cohen non tardano ad arrivare; per una serie di fortunati eventi, diventa il vocalist degli Earthling e con loro incide "Radar" (1995), album-totem del culto trip-hop di Bristol. Anche in questo caso, è l'incontro con una donna francese - assieme al suo: "se fossi rimasto a Londra, sarei morto" - a "costringerlo" a muoversi verso Parigi.

È così che nel 2009 nascono i "Tristesse Contemporaine", progetto dal nome che sembra affiorare dalla filmografia di Truffaut (in realtà, "rubato" a una vecchia pubblicazione di Hippolyte Fierens Gevaert che tratta dei principali movimenti intellettuali europei del Novecento).
I background dei tre, un tantino differenti tra loro, si combinano dunque in un elegante groviglio, il cui minimo comune denominatore è un'indiscutibile attitudine new wave.
Alle spalle, un solo 12": "51 Ways To Leave Your Lover" (2010), che peraltro ritroviamo nella presente scalettaQuesto primo, omonimo album, che reca in copertina un pluridecorato donnone di gusto felliniano, si fregia dell'ingombrante presenza del guru della french d'n'b - nonché fondatore dei Discodeine - Pilooski, in veste di produttore.

La Pschent si è avventurata al fianco della Dirty (altra creatura di Pilooski) nella pubblicazione di un lavoro che esula dalla sua linea artistica, solitamente proiettata verso atmosfere deep-house, con saltuari slanci Idm e -  ancor più rari - guizzi psych-pop, come nel caso in questione.
Il giro di basso di "Empty Hearts" apre le danze e ci riporta ai sempiterni Joy Division (questa è la volta di "Shadowplay"), con la differenza che qui non si è davanti all'ennesimo caso di "revival-ismo compulsivo", sempre dietro l'angolo.
La sapiente miscela delle molteplici contaminazioni personali, infatti, è uno degli ultimi indici di qualità sopravvissuti alla lunga stagione, attualmente in corso, del "tutto è già stato detto", e questo i Tristesse l'hanno afferrato in toto.

Gli episodi successivi sono la riprova di quanto appena affermato: dai leggeri afflati a nome Talking Heads ("Hierarchies"), al morbido dark dei Cocteau Twins (sprigionato dal freddo drappo sintetico del refrain di "Hell Is Other People"), passando per la nota inclinazione tr(h)ip-hop di Giffts ("Daytime Nighttime"), le venature indie dei dichiarati ispiratori Young Marble Giants (quelli di "Colossal Youth") e l'inevitabile impronta disco di Pilooski ("I Didn't Know" e "51 Ways To Leave Your Lover"), il sensuale intruglio sortisce appieno i propri effetti senza far male o, peggio, annoiare.
A coronare il tutto, contribuiscono non poco le ammalianti tonalità di Maik e Narumi, morbide sia nell'azzeccata opening-track che in "America", ruvide in "In The Wake", con lievi rimandi alla premiatissima ditta Mosshart/Hince.

Un esordio godibilissimo e ben confezionato. Certo, risulta per ora difficile scorgere, anche in lontananza, un possibile "marchio di fabbrica"; saranno le prove future a stabilire se "purtroppo" o "per fortuna".

 



(11/04/2012)

  • Tracklist
  1. Empty Hearts
  2. In The Wake
  3. Hell Is Other People
  4. I Didn't Know
  5. Hierarchies
  6. Daytime Nighttime
  7. 51 Ways To Leave Your Lover
  8. America
  9. Uptown Top Ranking (bonus track)
  10. Uptown Top Ranking (bonus track - dub version)
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