Zita Swoon Group

Wait For Me

2012 (Crammed Discs / Materiali Sonori) | ethno

Da principio si resta spiazzati. E' infatti dal giugno 2010, anno dell'uscita di "Assume Crash Position" dei Konono N°1, che non si sente così forte l'esigenza di mettere in rilievo un disco figlio dell'Africa etnica.
"Wait For Me", secondo capitolo del collettivo diviso tra Anversa e Burkina Faso, è una creatura a dir poco eccentrica. In un'ora di musica on the road ci si trova dentro quasi di tutto: in maggioranza sono folk-song ante-litteram, dalle tinte roots più ("A Sera, A Waasa") o meno ("Sababu") imperdibili, speziate da linee vocali nella lingua more e nella lingua bamanankan, parlate rispettivamente dall'etnia mossi e dell'etnia dioula, che amplificano notevolmente la tavolozza cromatica anglofona e francofona del disco, a cui siamo già abituati.

Il nucleo centrale del gruppo, formato dal co-fondatore dei dEUS qui in vesti di cantante-polistrumentista, Stef Kamil Carlens, dalla cantante Awa Démé e dal belafonista Momadou Diabaté Kibié, sembra avere le idee ben chiare: si può restare fedeli alla propria ancestrale vocazione per l'esilio, inteso anche come simbolo di multi-etnicità globale, non perdendo i legami con le proprie tradizioni. Qualunque esse siano. Che, per inciso e nello specifico, più che a un'idea folkloristica del Continente Nero in chiave pop, fa pensare a una sorta di retro-futurismo che potrebbe essere la chiave di volta per futuri orizzonti o la varietà di nuovi registri per la cosiddetta “musica occidentale”.
Non c'è quindi assolutamente spazio per i soliti bonghi odiati dagli Elio e le Storie Tese (e neanche certe - chiamiamole - “iperboli” post-colonialiste à-la Manu Chao), quanto più un sapiente utilizzo di congas, m'bira, agogo e specialmente del belafon ("Ala Lon Man Di"). Parente africano dello xilofono, proprio il belafon è in grado di unirsi alla perfezione al resto della strumentazione: come inusitato punto di incontro tra antico e moderno.

Già, perché nel resto delle composizioni non mancano certo le mescolanze. L'organo, molto vicino agli umori dei primi ska ("Tasuma/Ji") e i fiati funky-cinematografici di "Ko Bènna Waati"; oppure il banjo e la concertina, suonati come li suonerebbe David E. Edwards ("Sababu", "A Ni Baara"); e ancora episodi con la sola chitarra elettrica e la voce in primo piano ("Nisòmdiva"), che ricordano Amadou & Mariam, un nome che torna più di una volta in mente durante l'ascolto.
Il nucleo del suono, tuttavia, resta  sempre nel cuore della cultura africana. Tanto che, stando a una recente intervista a Stef Kamil Curlens, dietro "Wait For Me" pare esserci lo zampino proprio del produttore belga Vincent Kenis, mentore di Zailo Langa Langa e Konono N°1. E un cerchio sembra chiudersi.

Forti di questa consapevolezza, i Zita Swoon sembrano concedersi maggiormente un viaggio fatto di incontri e improvvisazioni, come innovatori e inconsapevoli contaminatori di un metodo che va oltre la semplice ricerca etnica. Più verso il concetto stesso di vita. Proprio come traspare dalle note introduttive al disco. “Un pomeriggio, io e Mamadou Diabaté Kibié ce ne stavamo seduti davanti al Royal Hotel di Bobo-Dioulasso. Mi disse che era nato il trentacinquesimo giorno di gennaio. Fin dalla tenera età, ha accompagnato suo nonno al belafon. Mentre me lo diceva indossava un cappello rosso e teneva tra le labbra una sigaretta. Aveva uno sguardo dolce e triste, in perfetta sintesi con la sua voce diffidente. Il giorno successivo, già suonavamo profeticamente a casa sua: When I come, will you teach me? Will I learn, will you reach me?”.

(25/10/2012)

  • Tracklist
  1. Sababu
  2. A Sera, A Waara
  3. Tasuma/Ji
  4. Taare
  5. A Ni Baara
  6. Nisòmdiya
  7. Taamala Fisa
  8. Sia Slide
  9. Ala Lon Man Di
  10. Ko Bènna Waati
  11. A Y'i Majigin
  12. Nègèn
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