Zombie Zombie

Rituels d'un noveau monde

2012 (Versatile Records) | elettronica

Dimmi come ti chiami e ti dirò cosa suoni. Recitava più o meno così, tra l'ironico e il saputello, il titolo di un vecchio articolo a cura del Staff Riot. Ma se proviamo ad applicarlo alla band apprezzata due anni fa da Gideon Coe, Tom Ravenscroft e Joe Cornish della Bbc, gli Zombie Zombie appunto, non è che ci si capisca molto. Per non parlare dalla veste grafica. Un paesaggio futuristico o futuribile ottenuto - si direbbe - con pochi passaggi (e ancora meno idee) su Gimp ma che riesce però ad avere un effetto visivo, a suo modo, più vicino al disegno di Roger Dean per “The Magician's Birthday” degli Uriah Heep, che a una qualche pacchianata new age.
Terzo fattore depistante è poi la tracklist. Inglese e francese si fondono nei titoli ma, se tutte le tracce sono accreditate al duo composto da Etienne Jaumet e Cosmic Neman, facendo così pensare a un redivivo french touch, la presenza del percussionista Francisco Lopez, meglio noto come Flóp, e di tale Joakim agli “effetti speciali” ci manda di nuovo fuori strada. Se ci aggiungiamo, infine, una cover di Sun Ra (“Rocket #9”) e un ringraziamento ai “viaggi spaziali”, chi ci capisce è bravo.

Horror-punk? Hard-rock? New Age? Elettronica francese? Space-rock? Avanguardia jazz? In questo nuovo disco, terzo capitolo se si esclude la carrettata di 12” ed Ep fatti uscire in cinque anni, edito per la Versatile Records (a proposito, mai nome fu più fuorviante) non si ravvisa nulla di ciò. Se non esclusivamente in una sommaria idea passatista del fare musica che sarebbe propria più di una recensione dei Gong o dei Tangerine Dream che di una formazione nata nel 2006.
Ma se nel precedente “Zombie Zombie Plays John Carpenter” i nostri si erano limitati a reinterpretare i classici del noto statunitense, neanche avessero le doti e il guizzo dei Calibro 35 - e infatti non ce l'hanno - con questo “Rituels d'un Noveau Monde” si rendono detestabili fin dai titoli che al nulla cosmico rimandano (“The Wisdom Of Stones (Do You Believe in...?)” oppure “Watch The World From A Plane”).

Che risultato potrà mai dare la sommatoria fra elettronica francofona di ultima generazione, spirito tendenzialmente hippie e barocche inclinazioni progressive con tanto di theremin e diamonica? Gli ingredienti, se presi singolarmente, potrebbero avere anche un loro perché, ma ragionando così non si prende in considerazione la maldestra mano del cuoco, tutto fuorché oculata e risoluta.
I due Zombie, più che da musicisti, sembrano comportarsi da appassionati, da fan. E non riescono ad amalgamare i propri gusti riuscendo a sfornare un piatto dal gusto più che soddisfacente per chi se ne ciba. Metafore culinarie a parte, “Rituels” è persino una spanna inferiore al passato lavoro e temo che stavolta non riuscirà a far fesso nessuno neanche alla Bbc.

La principale differenza sta nel giocare solo le proprie carte, senza sfruttare stilemi già noti come le colonne sonore. Suoni più “personali” quindi che ne evidenziano tutti i limiti d'inventiva e le restrizioni tecniche. Verrebbe da dire che questo è un disco di “folktronica hippie”, per attribuire un neologismo da musicofilo-nerd che possa comunque consegnare un minimo di hype a questi due musicisti e ai loro simpatici ospiti.
La realtà dei fatti è però ben diversa ed è lavoro del critico descrivere la realtà. La dura e triste verità ci rivela che, nonostante la robotica minimale e sonnolenta della cover di Sun Ra and His Arkestra e un singolo ruffiano quanto basta ("Illuminations"), c'è ancora più nerbo, originalità e fermezza nelle prove più claudicanti di Mandragora e Ozric Tentacles (“Black Paradise”), Neu! (“L'Age d'Or) e Klaus Schulze (“Forget Vierge”), anche a distanza di venti, trenta o quarant'anni, che in queste sette tracce.

(19/11/2012)

  • Tracklist
  1. The Wisdom Of Stones (Do You Believe In..?)
  2. Illuminations
  3. Rocket #9
  4. Watch The World From A Plane
  5. Forêt Vierge
  6. L'Age d'Or
  7. Black Paradise

 

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