Arancioni Meccanici

Nero

2013 (Seahorse) | alt-rock

Questo articolo è dedicato a tutte le band emergenti che cercano disperatamente il modo per farsi notare. Come si può colpire l’attenzione di una redazione che ogni settimana riceve centinaia di promo da ascoltare? E quali possono essere i fattori che spingono il recensore di turno ad ascoltare un disco piuttosto che un altro nel marasma che affolla le scrivanie? C’è chi punta su una copertina ad effetto, chi su un packaging accattivante, chi adotta un nome attraente, chi cerca di stupire con eventi extra-musicali.
Io sono stato attratto dal disco degli Arancioni Meccanici perché nella tracklist ho letto un titolo che mi ha incuriosito: “Slave To Love”. Eliminato l‘involucro di plastica trasparente, ho potuto appurare fra i credits che si trattava proprio del famoso hit di Bryan Ferry. Ho posizionato il lettore direttamente sulla traccia n° 4 e questa versione mi ha illuminato la giornata. Personalizzata, ma con il necessario rispetto: esattamente il modo in cui va affrontata e trattata una cover. A quel punto la porta era sfondata e l’ascolto del resto della tracklist è stata cosa automatica. Che nei giorni successivi si è ripetuto con precisione svizzera.

Cosa ho trovato di interessante dentro “Nero”? Ci ho trovato moltissimo dei Bluvertigo, ma con più forza chitarristica, qualcosa dei Jesus & Mary Chain (o dei Black Rebel Motorcycle Club, fate voi), soprattutto fra le pieghe di “Animale”, qualcosa degli Afterhours, ma senza l’indolenza da capobranco del loro leader, qualcosa dei primi Negrita, quelli che giocavano a fare la moderna rock band di stampo seventies, e poi una personalità che sta via via prendendo forma, che sta lentamente caratterizzando gli Arancioni Meccanici nel mare magnum che ci circonda.
Hanno trovato la giusta modalità per apparire credibili sia quando decidono di picchiare duro (“RNR”), sia quando vogliono elargire avvolgenti carezze, come nell’evocativo raga strumentale che chiude i giochi e dà il titolo all’intero album.

Milanesi, con buone idee e giusta perizia tecnica, gli Arancioni Meccanici (il riferimento sarà a Kubrick?) giungono al secondo lavoro, tre anni dopo un esordio passato in realtà abbastanza inosservato. Sono un quartetto formato da Gianfranco Fresi (voce), Massimo Di Marco (chitarre), Andrea Pelucchi (basso) e Andrea Mottadelli (batteria, chitarra e synth).
Il loro è un rock alternativo che da un lato conserva forti radici negli anni 70 e dall’altro guarda fisso il futuro. Ci stanno provando, e il loro rock in italiano funziona. Una buona cover non basta, quella può servire come specchietto per le allodole, per attirare l’attenzione, ma se poi (come in questo caso) c’è molto altro, la via può essere davvero quella giusta.

(17/11/2013)

  • Tracklist
  1. Hombre
  2. Anni 70
  3. Deserti
  4. Slave To Love
  5. Animale
  6. Deserti 2
  7. Sport Life
  8. Appartamenti da bruciare
  9. L’ultima notte
  10. RNR
  11. Nero
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