Fen

Dustwalker

2013 (Code666) | post-black-metal

Con il precedente “Epoch”, gli inglesi Fen avevano destato l'attenzione grazie ad un sound che, su corpo black-metal, innestava elementi post-rock, folk e ambient, sostanzialmente cercando una propria strada in un ambito dominato dagli americani Agalloch. Naturalmente, per quanti avevano apprezzato quel lavoro, l’annuncio della pubblicazione di “Dustwalker” è stato un invito a nozze.

Confesso di non essere un grande estimatore della band londinese, anche perché la loro sintesi, pur apprezzabile, non mi sembrava essere stata declinata in maniera così memorabile. E, ahimè, queste nuove composizioni non mi hanno fatto cambiare idea, anzi! Anche se a tratti si fa apprezzare, “Dustwalker” non possiede, infatti, la stoffa del disco destinato a restare, continuando a navigare in acque tutto sommato sicure.

Accentuati i contrasti tra le parti più rabbiose e metalliche e quelle più intimiste, dove l’elemento melodico convive con un impianto atmosferico di chiara matrice post- (si ascoltino, per esempio, gli oltre undici minuti di “Hands of Dust”), i Fen consumano tutte le loro energie in un songwriting poco convincente, alternando momenti rispettabilissimi a lungaggini del tutto evitabili. Il momento più ispirato e sincero è, probabilmente, rappresentato da “Spectre”, che imbastardisce una delicata filigrana folk-rock psichedelica con crescendo e sospensioni desertiche.

Quanto al resto, mentre il cantante The Watcher continua a dividersi tra docili sussurri e uno scream disperato, “Walking The Crowpath” chiude il sipario con l’ennesimo esempio di post-black-metal manierista: tutto forma e poca sostanza. 

(25/01/2013)

  • Tracklist
  1. Consequence
  2. Hands of Dust
  3. Spectre
  4. Reflections
  5. Wolf Sun
  6. The Black Sound
  7. Walking the Crowpath



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