Gabriel Saloman

Soldier's Requiem

2013 (Miasmah) | modern-classical, drone

Un anno dopo l’onesto esordio in solitaria, riecco fare capolino nel catalogo Miasmah il veterano dell’ambient-music rumorista Gabriel Saloman, questa volta con un progetto che sa di ambizioso, se non altro su un piano concettuale. “Soldier’s Requiem” è stato presentato dall’ex-cigno come una sorta di colonna sonora post-kolossal, canto dell’unico superstite in una città abbandonata, che assimila e interpreta impulsi sonori da fonti lontane, come parate militari in marcia o jam-session di una qualche band dal piglio punk-rock.

Musicalmente, allo stesso modo, “Soldier’s Requiem” si presenta con un sostanziale cambiamento di forma rispetto ad “Adhere”: il corpo è questa volta di matrice prevalentemente acustica, piano, archi e chitarre piantano le principali, nitide, strutture su cui poggiano le quattro tracce, mentre l’elettronica ha il ruolo occasionale di elemento di disturbo e sfasamento, più spesso quello di vestito elegante e raffinato. “Mine Field” in un certo senso riassume egregiamente il tutto, strascicandosi su un’astratta melodia pianistica che scompare progressivamente sotto un drone ansiogeno, e che rispunta, più pulita, in coda al pezzo.
La scelta di affidare i brani, almeno negli intenti, a un discorso strumentale con struttura e non puramente effettistico è un cambio di prospettiva non indifferente nel curriculum del canadese, quello che però viene meno in questo riposizionamento stilistico è quell’effetto colpo al cuore, quei singolari culmini di estasi e atrocità alternate o (più spesso) mescolate, che chiunque abbia fatto almeno un’incursione nel girone Yellow Swans ha provato a tutto suo beneficio.

Il secondo album di Gabriel Saloman parla una lingua decisamente diversa, tutt’altro che disprezzabile, ma ancora piuttosto fumosa, costituendo probabilmente un momento transitorio verso una forma più compiuta.
Più che una soundtrack dichiarata a uno scenario post-atomico, aspettatevi quindi da “Soldier’s Requiem” una romantica e gentile serenata non conclusa per l’addormentato della valle.
Restiamo sintonizzati, con fiducia.

(19/11/2013)

  • Tracklist
  1. Mine Field
  2. Marching Time
  3. Boots On the Ground
  4. Cold Haunt
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