Gliss

Langsom Dans

2013 (Modern Outsider) | dream-pop

Se ho ritenuto meritevoli di approfondimento i Gliss, questo è merito (oppure colpa?) di una sola canzone, o meglio, di un ritornello che ha finito per accompagnarmi per mesi e mesi, quello di “Weight Of Love”, brano che poi sarebbe servito a lanciare questo “Langsom Dans”, terzo album della band losangelina capitanata dalla danese Victoria Cecilia. Passando oltre le mere considerazioni di carattere personale, resta ad ogni modo una traccia indelebile nella memoria, il ricordo persistente di una potenza modesta, di uno stato di continua tensione emotiva a cui sembrava negata ogni forma di completo riscatto, e che finisce per lasciare sbigottiti, senza risposte realmente definite. A suo modo, un piccolo classico del dream-pop, che ne rispetta i dettami (dal battito lento al fraseggio etereo, immateriale della voce) ma sa andare oltre il canone grazie a un tracciato melodico di insospettabile efficacia. Un vero peccato, che a cercare poi brani di simile portata, il raccolto sia davvero magro.

Dai toni sensibilmente più morbidi rispetto anche al solo “Devotion Implosion”, ma tenendo sempre in serbo per i fan della prima ora impennate ritmiche di maggior rilievo (lo stacco indie-rock di “The Sea Tonight”, il maestoso pannello brit di “Waves”) “Langsom Dans” è lavoro che condivide grossomodo gli assunti del brano di lancio, ma che ne disperde totalmente gli impeti emozionali, il pathos epico, forse la vera carta vincente del pezzo. Al di fuori di due significative eccezioni, ad apertura e chiusura del sipario sul disco (l'ascesa legrandiana di “Blood On My Hands”, il lungo srotolarsi della romanza velatamente gazey a titolo “Kite In The Sky”), a prevalere nella battaglia è un atteggiamento compassato, una visione quasi imbronciata del dream-pop, che non tarderà a fare suo qualche estimatore di colleghi quali Exitmusic e consimili.

Pur nell'immancabile armamentario di passi a due vocali (con Cecilia a svolgere più il ruolo di comprimaria che primadonna “mattatrice”), sospiri e bisbigli accuratamente delineati, il gruppo riesce ad escogitare un viatico sicuro da eventuali accuse di spiccato attaccamento ai modelli (anche i brani a maggior rischio come “Hunting” e i suoi arabeschi sintetici, corrono ai ripari grazie al buon fiuto per la composizione del terzetto), a costo però di tracciati melodici mai davvero incisivi, di brezze primaverili che ti sfiorano appena, senza smuoverti di un centimetro.

Senz'altro validi musicisti, lucidi esegeti dell'ipnosi, i Gliss sfruttano bene le carte a loro disposizione, ma quello che ancora manca alla loro strategia di gioco è la costanza, l'omogeneità di scrittura che consenta di compiere il vero salto di qualità. Ora come ora, un ritorno godibile (fatte salve le due-tre eccezioni menzionate), ma quest'anno gli Still Corners hanno fatto ben di meglio.

(19/05/2013)

  • Tracklist
  1. Blood On My Hands
  2. A To B
  3. Into The Water
  4. Weight Of Love
  5. Blur
  6. Hunting
  7. Waves
  8. The Sea Tonight
  9. Through The Mist
  10. In Heaven
  11. Black Is Blue
  12. Kite In The Sky






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