Grass House

A Sun Full And Drowning

2013 (Marshall Teller) | alt-pop-rock

Si può nascere e crescere nello Yorkshire, Nord-Est dell'Inghilterra, e imbastire un sound che guarda soprattutto all'America di ieri e di oggi, relegando la tradizione britannica a un ruolo di comprimaria? La risposta è, ovviamente, affermativa. Si può eccome, a maggior ragione nell'era della musica a portata di click e della fruibilità istantanea.

E la controprova ce la fornisce la storia di Liam Palmer, Steven Colomba, Ross Hall e Nicholas Jones, quattro giovani northener che dalla minuscola Driffield (“una città priva di negozi di musica degni di tale nome”) muovono verso Londra con una manciata di canzoni impregnate degli ascolti di Johnny Cash e Motown, Americana e Captain Beefheart, Nick Cave e National, Tom Waits e Lou Reed, con un retrogusto post-punk e una vena psichedelica a tenere insieme l'intricata matassa. Sembra una storia come tante, quella di una band innamorata di determinati ambiti musicali e a essi votata. Le cose, per fortuna, non stanno esattamente in questo modo: perché a dispetto di una così lunga – e variegata - schiera di modelli ai quali attingere, i Grass House riescono davvero, con bravura e un piglio tutto personale, a dare vita a un sound intenso e riconoscibile, per il quale essi stessi coniano la definizione di “outsider pop”.

Dopo essersi presentati in punta di piedi sulle scene britanniche con un paio di singoli ben accolti dal pubblico e dagli addetti ai lavori, i Grass House hanno passato l'estate ai Monnow Valley Studios, nel Galles, insieme al produttore Jim Anderson (2:54, The Twilight Sad) per uscirne con “A Sun Full And Drowning”, il loro primo full-length. Lo stile eterogeneo che rende peculiare ogni singolo brano poggia su solide basi: la voce di Palmer, anzitutto, potente ed espressiva, all'occorrenza melodrammatica; gli intrecci chitarra/basso di Dove e Jones, a cavallo di aperture melodiche e sciabolate noir; la solidità ritmica di Hall, che asseconda gli umori senza mai prendersi la scena.

L'album prende avvio dagli scenari plumbei di “Spinning As We Turn”, tra sferzate elettriche e Palmer nei panni di Ian Curtis. La soffusa inquietudine di “Of Haste And Art” guarda all'indie-rock americano (chi ha detto Morning Benders?), “The Colours In The Light May Obscure” chiama in causa direttamente i National. “Faun” si muove dinoccolata tra languori chitarristici e un immaginario country, la sfrontatezza blues di “Wild And In Love” bazzica dalle parti di Nick Cave, cedendo poi il passo alla ballata “Tastless And Taciturn” che, insieme alla conclusiva “Avocado Eyes”, rivela l'anima più intimista e minimale del progetto britannico. Il quale, alla prima prova sulla lunga distanza, conferma la bontà della propria duplice natura.

(07/12/2013)

  • Tracklist
  1. Spinning As We Turn
  2. Of Haste And Art
  3. Faun
  4. And Now For The Wild
  5. The Colours In The Light May Obscure
  6. Wild And In Love
  7. I Was A Streetlight
  8. Tasteless But Taciturn
  9. Thousand generators
  10. Avocado Eyes


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