Noanowa

Cry Like A Monster

2013 (Boundee) | alt-pop-rock, j-pop

Per uno scenario indie-pop (non nel senso storico del termine; che sia virato al rock collegiale o a un'elettronica easy-listening poco importa) che in Giappone pullula di band agguerritissime, pronte a essere scaraventate sul mercato in cerca del proprio, angusto, spazio in cui insediarsi, c'è da dire che i Noanowa non hanno poi faticato molto ad aggraziarsi i consensi del pubblico. Merito della voce, giocosa e a tratti bambina (ma senza gli eccessi di molte colleghe) della violoncellista Yukko? Oppure, è forse merito dell'abilità scrittoria della formazione, della sua attitudine a sciorinare con facilità belle canzoni? È impossibile stabilirlo con certezza, anche se come ipotesi la seconda solleva più di qualche obiezione.
Per quanto provvisti di una line-up anche insolita rispetto agli schemi (non è di certo da tutti schierare una violoncellista come frontwoman), e con capacità di arrangiamento tra le migliori in piazza (di nuovo, non è da tutti saper sposare il sinfonismo post dei Mono ad allegre scorribande pop-rock e a dolci brezze electro-pop, senza scadere nel marasma gratuito), la penna tradiva ancora troppa insicurezza nel tratto, tanto che rispetto a gruppi votati al revival spinto come i Kegawa No Maries (oramai scioltisi) o le Kinoco Hotel, le canzoni faticavano a lasciare il segno, a imprimersi nella memoria. È con grosso piacere che accogliamo quindi “Cry Like A Monster” (ottimo titolo, tra l'altro), quarta tappa nel colorato peregrinare del quintetto: messe a punto le sbavature, superate gran parte delle esitazioni nella stesura, i Noanowa possono dire di aver compiuto il primo passo verso la piena affermazione artistica. Poco importa che ci abbiano impiegato così tanto.

Se è vero che al di là delle eventuali (e doverose) migliorie il loro non pare proprio essere un linguaggio che li porterà a scrivere un vero capolavoro (lietissimi di essere smentiti, in ogni caso), c'è da dire che il cambio di direzione ha giovato davvero a più livelli. In particolare, l'adesione a una cifra estetica più definita e precisa, per quanto incline ad abbondanti variazioni, e soprattutto un approccio alla melodia orientato ai costrutti del j-pop, fanno in modo che i cinque inanellino una serie di tracce che nel complesso non lasciano indifferenti.
Il taglio epico dell'introduttiva “Hurry Up!”, tripudio di chitarre e scintille elettroniche nella migliore tradizione anime, ben supporta il tocco sferzante, la grinta infusa da Yukko nella propria interpretazione, fanciullescamente selvaggia, lontana dai cliché della vocalist tutta burro o della bambina mal cresciuta. Un'impostazione che caratterizza un po' tutto il disco, pure quando l'elettronica retrocede a mero accorgimento produttivo: l'effervescenza contagiosa di “Bara Shoku No Dance”, come ancora i sorrisi stampati sul volto dell'appena successiva “Snipe Ga Neratteru” (indaffarata nel recupero delle “remote” sonorità kayokyoku) ribadiscono infatti il concetto, ponendolo al servizio stavolta di brani più diretti, in cui lo spettro musicale si assottiglia a quello della più classica rockband. Il tutto, senza mai attenuare la giocosa tensione delle melodie.

Nello spruzzare la tela bianca di colorate tempere sintetiche (lo sbarazzino electro-funk di “Soul Step”) o nell'ambire a quadri armonici più raffinati (il pianismo concertato dell'interludio “Core”, che la recente Ringo Shiina non avrebbe disdegnato, con qualche accorgimento aggiuntivo), il balzo di qualità nelle composizioni è tangibile, sebbene non sia ancora pervenuto al suo stadio definitivo. I cinque sembrano appunto dover mettere ancora a posto i tasselli mancanti, per quel che riguarda i pezzi maggiormente improntati all'atmosfera. Inabissatosi il ritmo, il morbido dream-rock di “Minikui Kaibutsu”, per quanto invitante nelle premesse, s'affloscia a terra come un sacco vuoto, così come “Kaze Ni Fukarete”, irrinunciabile lento al pianoforte (un must per ogni pop-act nipponico che si rispetti), non riesce proprio a distaccarsi dall'aurea mediocritas di un filone tristemente abusato.
A scapito di simili peccati veniali, i Noanowa palesano un'ambizione sufficiente da poter permettere loro di entrare, magari anche a breve, nel novero dei grandi; a loro sta avvalorarlo.

(17/09/2013)

  • Tracklist
  1. Hurry Up!
  2. Bara Shoku No Dance
  3. Snipe Ga Neratteru
  4. Soul Step
  5. Utakata
  6. Core.
  7. Minikui Kaibutsu
  8. Midnight Runner
  9. Spilt Milk
  10. Kaze Ni Fukarete
  11. I Am Here
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