Palms

Palms

2013 (Ipecap Records) | post-rock, alt-rock

Mi ha colpito come una carezza quando ti aspetti un pugno sui denti. Non avevo ancora ascoltato nulla dei Palms, prima di far partire questo primo, omonimo, album. Nessun singolo, nessuna anticipazione, nessun live, niente di niente. Ho fatto la cosa più scontata. Sono partito dai nomi che si dissimulano dietro la band. Innanzitutto Jeff Caxide, ex-bassista degli Isis, oltre che autore, con lo pseudonimo di Crone, del lavoro solista ambient drone “Endless Midnight”.
Quindi Aaron Harris e Clifford Meyer, anche loro negli Isis, e infine, Camillo Wong “Chino” Moreno, storico leader e vocalist dei Deftones. Mettere nelle mani di ex-Isis non solo la sezione ritmica, ma tutto l’impianto strumentale, comprese chitarre e tastiere, lascia presagire scenari ben precisi, pur nella difficoltà di catalogazione della band di Boston, ormai scioltasi nel 2010. Quello che ci si aspetta è sludge metal di grande impatto emotivo, che spazi tra l’ambient e il post-rock, ma nello stesso tempo carico di tutta la potenza del post-core, con note possenti e senza mezze misure che demoliscono l’animo dell’ascoltatore. Ci si aspetta un sound fitto come una nebbia che trasuda veleno e che avvolge le rovine di una città deserta, suoni che s’insinuano maleficamente in ogni meandro, puntando dritto alle debolezze umane. Ci aspetta qualcosa di pesante ben oltre una didascalica definizione di gravezza.

D’altro canto, la presenza di Chino Moreno suona non solo come garanzia di qualità, ma anche come elemento volto ad allentare le tensioni della parte strumentale, dare aria e vitalità al sound dei Palms, energia positiva anche quando può sembrare rabbia spietata. La presenza di Chino Moreno, insomma, lascia intendere che probabilmente tutta la gravosità che ci si aspettava dal trio ex-Isis possa essere allietata in qualche modo. Partita l’opening track (“Future Warrior”) ci si rende però subito conto che non siamo davanti all’opera dei primi Isis, quelli di "Oceanic" per intenderci, quanto piuttosto a quelli di "Panopticon" (tanto per mettere a paragone i due capolavori e le loro differenze stilistiche) e ancor più del recente "In The Absence Of Truth" (2006). Sono soprattutto gli elementi caratteristici del post-rock a dominare la scena (“Patagonia”). Atmosfere leggere che si librano nell’aria per poi esplodere in enormi muri sonici. In quest’ottica, anche la voce di Chino Moreno fa il suo lavoro alla perfezione, confezionando, su queste basi strumentali, melodie eccelse, anche se lontane dalle prelibatezze di “White Pony” cosi come dallo stile naturale per gli Isis del loro storico vocalist Aaron Turner.

Tutti i limiti del mettere insieme i pezzi restanti di una grande band con il vocalist di un’altra formazione storica vicina musicalmente ma non troppo sono evidenziati nella parte centrale dell’opera, soprattutto in “Mission Sunset”, pezzo che, con i suoi circa dieci minuti, è il più lungo del disco e sembra mettere sul piatto una miriade di possibilità impossibili però da compiersi, sia per una certa fumosità compositiva, quasi una paura di superare certe barriere, che per la mancanza di punti fermi, escluso il solo Jeff Caxide al basso che dei quattro sembra quello più a suo agio.
Tuttavia, proprio nella parte centrale i Palms ci fanno ascoltare le cose migliori, giustificando un apprezzamento pur non entusiasta. Se nel precedente pezzo citato siamo di fronte a una moltitudine di possibilità non sfruttate, nel seguente (“Shortwave”) Chino Moreno e Jeff Caxide prendono in mano la situazione cucendo una perla post-rock, potente, maestosa ed eccezionale, proprio perché fondata sulla semplicità, sia ritmica e sia melodica, su poche idee ma ben compiute. Nella parte finale è evidenziato uno degli aspetti che meno mi è piaciuto di quest’omonimo esordio dei Palms e non sarà qualche ruvidezza chitarristica a farmi cambiare idea. Troppi sono i momenti pop del disco (“Antartic Handshake” più ambient e dreamy e "Tropics") e non che suonare popular music sia da considerarsi un difetto in senso assoluto ma non è certo quello che voglio, se mi si dice di ascoltare una band di ex-Isis con a capo Chino Moreno. Nessuno dei secondi in cui ascolto un loro disco dovrebbe farmi pensare a un qualsiasi Chris Martin.

Alla fine non è sufficiente chiudere l’album con una miscela di ambient drone quasi noise per sciogliere tutta la patina di miele che l’ha ricoperto dalla prima all’ultima nota, perché mi aspettavo un pugno e invece è arrivata una carezza che fa più male del sangue sui denti.

(28/06/2013)

  • Tracklist
  1. Future Warrior
  2. Patagonia
  3. Mission Sunset
  4. Shortwave Radio
  5. Tropics
  6. Antarctic Handshake
Palms on web