Quicksails

Mayville Dreams

2013 (Spectrum Spools) | experimental neo-kosmische

Nell'ambiente sperimentale di Chicago, Ben Billington è una sorta di vate. Una leggenda, un guru, un musicista che per quanto non abbia mai ottenuto un successo anche lontanamente paragonabile a quello di suoi contemporanei e successori, vanta uno dei curriculum più importanti ed eterogenei del suo tempo. Dai leggendari marpioni del free-jazz Tiger Hatchery alla più recente creatura chitarristica dei Moonrises, passando per il combo Circuit Des Yeux e una miriade di progetti collaborativi, tutti con la propria identità e il loro canone sonoro, il batterista con l'amore per i sintetizzatori ha deciso da qualche anno di convogliare il suo animo elettronico in un unico contenitore.

Così nasce Quicksails, il progetto che approda oggi al suo secondo parto, il primo a uscire su larga scala grazie all'importante contributo della Spectrum Spools di John Elliott, sempre più attiva nello scavare senza tregua nel sottobosco elettronico statunitense. “Mayville Dream” segna l'evidente tentativo di ricostruire il percorso spalmato nei due anni precedenti su tre audiocassette e un Lp, durante il quale Billington ha organizzato il suo armamentario di materiale analogico inseguendo le forme più sperimentali e moderne di revamp dei suoni kosmische. Una via che, per quanto derivativa in partenza, si è diffusa a macchia d'olio e costituisce oggi forse una delle espressioni principali e più movimentate dell'elettronica americana.

Siamo però lontani, nel caso di Quicksails, dalle cavalcate sci-fi dei vari Palm /|\ Highway Case, Forma e degli stessi Emeralds, e ben più vicini alle effervescenze deviate di gente come Bee Mask e Compound Eye. Proprio il primo sembra fare da vate ai rintocchi sviati di “The Many Roads To Mayville”, al carillon sinistro e martellante di “Bermus Has Wings To Fly” e, soprattutto, alle liquefazioni notturne di “Night Bats”, portate all'ibernazione nella chiusura sottovuoto di “A Late Realization”. Se i Planetary Assault System avessero tentato una contaminazione avant, quel che sarebbe uscito avrebbe distato ben poco da “Institute Innard's”, tanto quanto il rituale annacquato di free-jazz di “Closer To Towanda” sembra un estensione verso l'impro di un segmento di “Irrlicht”.

In un paio di occasioni, si avverte invece il tentativo di avvicinarsi a una forma più canonica e meno mutevole di pura neo-kosmische: se il tappeto di arpeggiatori di “As High Above The Lighting” sembra una parodia del primissimo Steve Roach, “Only Escape” è un gioiellino ambient dal cuore tenero, nonché il pezzo più espressivo del lotto nella sua semplicità. Caratteristica, quest'ultima che si estende in toto a un lavoro che finisce per suonare decisamente più come un omaggio, un ennesimo inchino profondo e sentito a un passato musicale che continua a esercitare un fascino incredibile nell'universo elettronico oltreoceano. Il tutto riuscendo a mantenere, almeno parzialmente, una propria identità, al contrario di troppi prodotti simili pervenuti negli ultimi anni.

(04/01/2014)

  • Tracklist
  1. The Many Roads To Mayville
  2. Institute's Innards
  3. As High Above The Lightning
  4. Only Escape
  5. Bemus Has Wings To Fly
  6. Closer To Towanda
  7. Night Bats
  8. Dancing By Yourself
  9. A Late Realization
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