Thermals

Desperate Ground

2013 (Saddle Creek) | lo-fi-garage, pop-punk

La prolifica formazione di Portland torna a tre anni di distanza da “Personal Life” che aveva diviso tanto il pubblico tra chi ravvisava un passo avanti rispetto al precedente “Now We Can See”, nel quale il sound dei Thermals aveva subito un brusco ammorbidimento dei toni e chi, invece, aveva avuto l’impressione di assistere alla continuazione di quel processo di svuotamento energico e artistico iniziato nel 2009. La mia sensazione di allora fu che effettivamente, se l’impeto sgorgato dalle interpretazioni punk style dei Thermals restava la medesima degli esordi, nello stesso tempo la vitalità di Hutch Harris e soci non era più in grado di colpire fino in fondo l’animo, sostando sulla superficie della nostra emotività. Con “Desperate Ground” le cose non fanno che degenerare, semplicemente perché nulla cambia rispetto alle inappaganti dieci canzoni di tre vite fa. Non aspettatevi in realtà niente di molto diverso da questo sesto album in studio rispetto a quella che è stata la produzione artistica (già dagli albori) di Hutch Harris e Kathy Foster, vero nucleo di una band che ha vissuto infinite difficoltà a mantenere una line-up stabile.

Assolutamente immutato è il loro stile, fatto di velocità, ritmo e melodia del tipo che solo il punk riesce a raccontare. Non mancano le distorsioni e le ruvidezze del garage sporchissimo a stelle e strisce, tra schitarrate nervose e avvolgenti. Ovviamente, se come detto restano intatte le caratteristiche primarie del suono Thermals, non possono che essere ancora preponderanti le tematiche di stampo socio-politico, che tuttavia appaiono meno penetranti, più distaccate e rassegnate rispetto ai lavori antecedenti. Come la rabbia di un ventenne che diventa realismo e disillusione con l’avanzare degli anni, così si trasformano le parole della formazione Usa. Tutto lo slancio di attiva protesta è quantomeno ancora evidente nello stile canoro di Hutch Harris, che per veemenza, trasporto, fermezza e fervore (non certo per timbrica) ricorda i grandi mostri sacri del rock che hanno fatto dell’impegno sociale un motivo di sviluppo della loro proposta artistica (Billy Bragg, Joe Strummer).

Se da un lato “Desperate Ground” non propone dunque nulla di nuovo rispetto al passato, finendo per non riuscire più a colpire al cuore, è innegabile che i Thermals su una cosa non sbagliano mai. Anche queste nuove dieci tracce riescono con semplicità e forza a suonare melodiose, senza spigolature eccessive o insofferenti. Non c’è nulla che necessiti di smisurata concentrazione per essere colto appieno. Tutto è sparato dritto nelle orecchie e sia il lavoro alle chitarre fatto di riff dinamici e sgargianti, che la sezione ritmica sistemata quasi su uno sfondo di note elettriche, non infastidiscono la struttura melodica essenzialmente pop creata soprattutto dalle parole di Hutch Harris. Ogni riferimento al proto-punk di decenni addietro o al noise-rock degli anni 80 (non a caso il produttore John Agnello è stato lo stesso dei Sonic Youth e dei Dinosaur Jr) è velatamente celato dietro una montagna di armonie sonore compiacenti che dà all’opera un colore sbiadito come la cover di un vecchio vinile di Jim Carroll, che suoni però accattivante e immediato come un qualunque disco indie del nuovo millennio.

Tutto l’album è intriso di passato con alcuni momenti particolarmente intensi di riscoperta vintage (“Born To Kill”, You Will Be Free”), così come  di punk, del tipo carico di inni generazionali, rabbia e voglia di combattere (“Born To Kill”, You Will Be Free”, “The Sword By My Side”). I riff taglienti e le spigolature lo-fi che danno al sound Thermals un tocco garage (“The Sunset”, “You Will Find Me”, “Where I Stand”) sono inseriti con cura, senza la necessità di stravolgerne la struttura portante, quasi solo per non apparire troppo puliti e dare un’inflessione ugly, dirty and bad alla musica. Nonostante questo le venature pop sono più che mai pulsanti (“I Go Alone”, “Faces Stay With Me”, “The Howl Of The Winds”, Our Love Survives”) e nel complesso, dopo diversi ascolti, i dieci brani di “Desperate Ground” vibrano tanto garage-punk quanto i Green Day punk-rock.

Non si leggano queste parole come una critica impietosa al lavoro di una band comunque capace nel corso degli anni di creare un sound tutto sommato abbastanza personale e maturo. C’è piuttosto da leggere la delusione di chi si aspetta sempre il meglio da formazioni così trascinanti e apparentemente vogliose di comunicare (cosa meno frequente di quanto dovrebbe essere, oggi come mai) ma resta comunque qualcosa di buono tra le orecchie. Se cercate canzoni (“Born To Kill”, “The Sunset”, ” Faces Stay With Me”), che sappiano farsi ascoltare per quello che sono, fulminee e genuine, che non vi annoino troppo presto e vi mettano voglia di essere vivi, le classiche hit indie paraculo da classifica anglofona (l’Italia è un altro pianeta) dentro quest’ultimo lavoro dei Thermals c’è da pescare a piene mani.

(22/04/2013)

  • Tracklist
  1. Born to Kill         
  2. You Will Be Free       
  3. The Sunset      
  4. I Go Alone         
  5. The Sword by My Side       
  6. You Will Find Me        
  7. Faces Stay With Me        
  8. The Howl of the Winds      
  9. Where I Stand  
  10. Our Love Survives
Thermals su OndaRock
Recensioni

THERMALS

Personal Life

(2010 - Kill Rock Stars)
Accantonati gli slogan politici, il trio di Portland torna a un sound più diretto e coinvolgente ..

THERMALS

Now We Can See

(2009 - Kill Rock Stars)
Cambio di etichetta e svolta power-pop nel quarto lavoro dei ragazzi di Portland

Thermals on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.