Tonia Reeh

Fight Of The Stupid

2013 (Clouds Hill) | songwriter, art-rock

Tra le varie cose, il 2013 è stato un anno in cui le songstress tenebrose hanno recitato un ruolo da autentiche protagoniste. Tralasciando il breve Ep di Soap&Skin uscito a inizio anno (che si spera sia un preludio a un lavoro di più ampio respiro), Nadine Shah, Anna Calvi, Emily Jane White e a suo modo pure Zola Jesus hanno saputo riportare alla ribalta il profilo della cantautrice cupa e oscura, volta ad osservare da prospettive decisamente più scomode il mondo che la circonda. All'elenco di queste signore sedotte dal diavolo sulla via di Damasco, è con piacere che aggiungiamo pure il nome di Tonia Reeh, misconosciuta autrice berlinese giunta con “Fight Of The Stupid” al suo secondo disco lungo.
Disco che sta cominciando, piano piano, a far circolare il nome dell'artista. Una penna sferzante e sarcastica, una verve da istrione nato, un gusto per la composizione eclettico ed imprevedibile: tanti sono gli elementi che depongono a favore della musicista, tante le storie raccontate attraverso gli undici brani qui inclusi, per un pamphlet denso e intrigante, fastosamente incentrato sugli intensi dialoghi tra la voce e il pianoforte.

E se vi venisse in mente l'ultima, strepitosa Fiona Apple oppure la più turbolenta Azita Youssefi, niente paura: specialmente il primo è un riferimento che serpeggia ripetutamente tra le note dell'album, ma che la Reeh, da autrice disinvolta qual è, riesce ad annullare con la forza della sua straripante personalità. Con un timbro profondo e intensissimo, spiazzante nelle sviate da cabaret mitteleuropeo (poderosa in “Blues For The Devil”, a dir poco luciferina negli stacchi à-la Diamanda Galàs della title track), appassionato nell'apprestarsi a toccanti ballate (“Small Trees And Huge Birds”, “Madame et messieurs”), Tonia imbastisce l'ipotetica soundtrack a una piéce di teatro d'avanguardia, ricca nei risvolti e sorprendente negli sviluppi.

Aperture all'“industrial” swingato di matrice Foetus (“Non Believer”), ricami neoclassici (la promo-track “Stolen”, semplice nella costruzione ma tutt'altro che banale negli esiti), e addirittura eccentrici e disperati ibridi piano-dance (un'imprevedibile “Cancer Dancer”, dotata pure di un ritornello catchy come non mai) sono dunque parte integrante e coerente del programma, diversivi estrosi che sottolineano la flessibilità d'approccio dell'intrepida musicista teutonica. Un ascolto notevole in definitiva, per un'artista destinata a grandi cose.

P.S. Da segnalare la presenza di Omar Rodríguez-López (Mars Volta, Bosnian Rainbows) alla chitarra.

(06/01/2014)

  • Tracklist
  1. Small Trees And Huge Birds
  2. Non Believer
  3. Day Of Greed
  4. Blues For The Devil
  5. Madame et messieurs
  6. The Defeated Woman
  7. Fight Of The Stupid
  8. Stolen
  9. Cancer Dancer
  10. Hellhound
  11. The Accused
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