Torna Venta Protesix con i suoi abissi di morbosità e perversione, in tredici tracce che sono il solito calvario verso l’apogeo dell’annientamento mentale. Morbosità per l’appunto, considerato che il buon Belladonna definisce il suo rumore come “lolicon noise”, dove lolicon è (nel linguaggio dei manga) “il termine che descrive l’attrazione nei confronti delle ragazze minorenni appena entrate nella pubertà”.
Diciamo che con Venta Protesix il percorso è tracciato, nel senso che il nostro ama mettere insieme immaginari apparentemente contrastanti. Ecco allora emergere da una massa di rumore spaccatimpani, sospiri e sussurri di ragazze, schegge j-pop, frammenti glitch. Ma solo sono attimi epifanici in un geenna di fracasso insostenibile. Per di più dischi come quelli di Venta Protesix lanciano un interrogativo non solo sul senso della musica, ma soprattutto sul senso del rumore. Vale a dire, fino a dove più spingersi il rumore senza che venga a perdere almeno quel minimo di significato che ogni attività creativa dovrebbe conservare?
Certo, senza andare indietro alla musica concreta e a Russolo, già terroristi power electronics come Merzbow e Whitehouse avevano ispirato una riflessione simile, ma nel caso di Italo Belladonna si va oltre, perché il rumore, più che fine a se stesso, sembra essere l’unico veicolo di comunicazione in un mondo abitato esclusivamente da autistici. Che sia questa la sua funzione in un futuro dove i nuovi media stanno contribuendo a “sopprimere” le relazioni sociali?
“Lolicon Noise Star” esce in cd per Lips Infection, in cassetta sulla giapponese 16 shots per Second records.
15/04/2013