Julius Hemphill

Raw Materials And Residuals

2014 (Black Saint) | jazz

Nella giostra di ristampe voluta dalla Cam Jazz dei titoli da poco acquisiti della Black Saint brilla “Raw Materials And Residuals” di Julius Hemphill, disponibile in un'edizione di lusso in vinile "pesante" (180 grammi) con cd compreso nella confezione.

Al sassofonista di Dallas arrivato a New York a metà anni Settanta non ci era voluto molto tempo per entrare nel giro del free jazz, collaborando prima con Anthony Braxton e fondando già nel 1976 il proprio gruppo, lo storico World Saxophone Quartet. I lavori con il quartetto non esaurivano però la vena creativa di Hemphill, che solo nel '77 diede alle stampe ben quattro album – uno con il WSQ e tre a suo nome - l'ultimo dei quali pubblicato prima della fine dell'anno dall'italiana Black Saint, “Raw Materials And Residuals”.

Quasi a voler omaggiare le sue due più grandi influenze musicali (Eric Dolphy e l'Art Ensemble Of Chicago), Julius Hemphill mette insieme un trio con il violoncellista Abdul Wadud e il batterista Don Moye. Insieme i tre musicisti registrano i cinque brani di “Raw Materials And Residuals”, alternando incursioni nei labirinti del free jazz a più pacate improvvisazioni che sembrano tributi al be-bop di Charlie Parker (la coda di “C”, “Plateau”).

Il mare di percussioni suonate da Moye sui cinque brani in scaletta costruisce un tappeto sempre in movimento, che offre infiniti punti di slancio per gli assolo del sassofono e del violoncello. La contagiosa leggerezza con cui i tre musicisti suonano la semplice melodia che introduce “G Song” è l'altra faccia della fusion disincantata dei contemporanei Weather Report e del Miles Davis di “Jean-Pierre”, che conquisterà gli stadi del pop nei primi anni 80.

(30/08/2014)

  • Tracklist
  1. C
  2. Mirrors
  3. Long Rhythm
  4. Plateau
  5. G Song



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