Diane Cluck

Boneset

2014 (Important) | songwriter, chamber-folk

Allo schiudersi del nuovo Millennio, quando gli Stati Uniti cominciavano nuovamente a guardarsi indietro e riscoprire con ardore l’enorme eredità della loro lunghissima tradizione musicale, il nome di Diane Cluck, defilata e austera cantautrice dalla Pennsylvania (proprio in prossimità di quegli Appalachi tanto mitizzati da generazioni intere di songwriter), fu tra i primi a riuscire a farsi (relativa) strada nella fitta congerie di cantori voce e chitarra pronti a dire la loro col minore dispiego di mezzi possibile. Certo, non balzò mai a reali onori di cronaca, e la sua arte finì sempre per rimanere appannaggio dei pochi realmente interessati alla scena, ma vuoi anche per una sorprendente prolificità (la media di un disco all’anno dal 2000 fino al 2006), vuoi per un senso del proprio cantautorato teso alla massima contrazione possibile, alla fine il suo talento è semplicemente rimasto nella penombra, senza mai scomparire del tutto.
A seguito di “Monarcana”, capitolo conclusivo di un periodo di straordinaria ispirazione artistica, un lunghissimo iato, durato la bellezza di otto anni: a porre la parola fine a un ritiro lungo anche più della somma temporale delle sue apparizioni discografiche, la pubblicazione di “Boneset”, nuova piccola e preziosa raccolta da parte di un’artista che all’occorrenza ha appreso come prendersi i suoi tempi per produrre qualcosa di valido. Di ragioni per restare nuovamente rapiti, o perlomeno incuriositi, ve n’è insomma più d’una.

Il tempo sarà comunque passato, ma l’intensità miniaturistica della Cluck pare invece essere rimasta del tutto immutata, per niente scalfita da concetti quali spazio e tempo, quanto mai inutili e inadatti al suo caso. Anzi, semmai la prolungata assenza da ogni forma di pubblicazione pare invece aver rafforzato i tratti di un’estetica dal fascino antico, in cui frammenti di vita ed episodi contingenti sembrano congelati in attimi d’infinito, strappati allo sbiadire della memoria. Quella forma di cantautorato che già in passato aveva insomma prediletto le fogge della brevità assoluta, di un contenimento espressivo teso alla massima economia, qui trova infine nuova energia, lo slancio adatto a non soccombere sotto il peso della sua ambiziosa icasticità.
Manca forse la caratura narrativa di una Allysen Callery (forse il riferimento più vicino alla magia acquerellistica della Cluck), e l’ardore di una Nona Marie Invie è comprensibilmente lontano, eppure negli otto bozzetti del disco, ben rappresentato da un titolo che ne mostra l’intrinseca essenzialità, la minuteria folk della cantautrice sa trovare viatici di suadente lirismo anche dagli anfratti più impensabili, inerpicandosi talvolta fino a toccare l’impressione più pura, slegata anche dalle contingenze della bella melodia. Perché sì, chi cerca la purezza delle canzoni dell’ultima Alela Diane o il rigore erudito di una Josephine Foster resterà decisamente a bocca asciutta: impostato su lievi tocchi di chitarra e violoncello, con il pianoforte ad accompagnare i vezzi cameristici della sola “Draw Me Out”, il disco vive essenzialmente di sensazioni sfuggenti, di introspezioni covate nell'intimo della propria solitudine creativa, scaturite con una naturalezza che non soggiace a schemi di alcun genere.

Accanto alla classicità, forse un pelo ordinaria di “Heartloose” (il picking di chitarra a seguire un impasto più convenzionale), le morbide ascese interpretative di “Content To Reform” (affascinante l'accompagnamento di violoncello) o le rade pulsazioni ritmiche di “Not Afraid To Be Kind” testimoniano invece una pluralità di soluzioni e registri che nei soli ventidue minuti di durata del lavoro recano con sé un bagaglio emotivo tutt'altro che monocromatico (peraltro evidenziato dalla suadente pulizia timbrica della Cluck).
A questo punto, piacerebbe vedere tornare con una certa assiduità il nome di una delle cantautrici più defilate, ma non meno interessanti, del grande canzoniere a stelle e strisce.

(30/07/2014)

  • Tracklist
  1. Maybe A Bird
  2. Content To Reform
  3. Draw Me Out
  4. Not Afraid To Be Kind
  5. Why Feel Alone?
  6. Trophies
  7. Heartloose
  8. Sara
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