Jezabels

The Brink

2014 (PIAS) | alt-pop

The Jezabels go big: può sfuggire forse il perché di una simile affermazione, considerato che in madrepatria sono tra le band più note del circuito indie e che all'estero hanno strappato buoni consensi soltanto nei paesi germanofoni. Eppure, ascoltando “The Brink”, secondo lavoro distanziato tre anni dall'esordio “Prisoner”, è difficile pensare ad una definizione più adatta di questa, a un motto che ne riassuma meglio i contenuti.
Sì, non è che il quartetto australiano abbia cominciato soltanto adesso a spingere sul fattore enfatico del proprio sound: di ritornelli belli poderosi e interpretazioni interessanti (proprietà di Hayley Mary e del suo plastico timbro da soprano) ne era già pieno l'esordio, tra chitarre aggressive e un taglio stilistico che valse loro anche bei raffronti con calibri grossi del panorama mondiale. D'altronde, già il loro considerarsi una band “intensindie” (!) inquadra in maniera infallibile le loro ambizioni, dà l'idea di chi si abbia di fronte. In ogni caso, a questo giro si tenta davvero il colpo grosso.

Per riuscirci, i quattro non s'inventano grossi colpi di scena, il loro impianto ben collaudato non ha poi bisogno di particolari sommovimenti per provare l'impresa: basta giusto ridimensionare l'apporto complessivo delle chitarre, aumentare invece quello di synth e riverberi, e puntare infine la carta di una voce che dalla sua ha un'ampiezza e una duttilità non propriamente ordinarie. Ricetta già sperimentata di questi tempi da molti (e il loro produttore Dan Grech Marguerat, già alla corte di Keane, Vaccines e Howling Bell, lo sa bene), ma che ha premiato un numero ridotto, minoritario di audaci, lasciando i restanti a bocca asciutta.
Non è la fine in cui incappano i Jezabels, ma ci vanno davvero vicino: manchevoli sovente di una penna che sappia davvero incidere nel profondo (nonostante i testi, ricchi di luci e ombre, si tengano alla larga dalle svenevolezze proprie di molto pop da classifica), e con soluzioni d'arrangiamento che in virtù della scelta fatta non godono di grande respiro (i tappeti sintetici sullo sfondo fanno presenza fissa, spesso in prevedibili orditi dream-like), giungono alla meta in rare circostanze, perlopiù quando si mettono in testa di estrarre dal cilindro il grande singolo, il pezzo da ascoltare e riascoltare.

I quattro hanno dunque selezionato con cura i brani di lancio, hanno “nascosto” le pecche e lasciato che fosse esclusivamente il meglio a incuriosire: dal bel refrain power-pop di una “The End”, ben rimarcato dalla chitarra di Sam Lockwood, al romantico dinamismo di “Look For Love”, per finire all'uptempo vagamente pensoso di “Beat To Beat” (i nostri due cent che si tratterà del prossimo estratto; difficile resistere al batterismo trascinante di Nik Kaloper), le buone intuizioni ci sono, il loro pop sa essere spigliato e appassionante.
Peccato poi che a limitare il tiro di un simile tris venga un corredo di canzoni nel migliore dei casi appena piacevoli, ma perlopiù totalmente prescindibili. Non basta un bell'accompagnamento di tastiera ad accendere una canzone spenta sin dai presupposti come “Angels Of Light”, e nemmeno il climax con cui prende quota (o meglio, ci prova) “Got Velvet” riesce a sortire un risultato diverso. Quel che manca è la costanza, insomma. Suoneranno pure “intensindie”, ma questa definizione funziona un po' a intermittenza: che alla prossima tornata riescano a guadagnarsela realmente?

(03/03/2014)

  • Tracklist
  1. The Brink
  2. Time To Dance
  3. Look For Love
  4. Beat To Beat
  5. Angels Of Fire
  6. No Country
  7. The End
  8. Got Velvet
  9. Psychotherapy
  10. All You Need


su OndaRock
Jezabels on web