Joan As Police Woman

The Classic

2014 (Play It Again Sam) | modern soul

Joan Wasser lo aveva dichiarato agli esordi, nel soul aveva trovato l’energia che la musica punk non riusciva più a comunicarle, la viscerale eleganza della black music metteva in connesione i suoi studi classici e la sua rabbia giovanile. Spesso si è caustici e poco inclini all’indulgenza nei confronti dei nostri idoli, e sono sicuro che molti troveranno “The Classic” un tradimento delle promesse stilistiche della musicista. Quello che non riusciamo a perdonare a un’artista è il suo desiderio di essere felici: sì, Joan Wasser è felice, e non ha alcun timore di raccontarcelo.
La violinista e cantante americana, in verità, non ha mai celato le sue più profonde emozioni: né quando coi Dambuilders provava l’ebbrezza del successo, né quando la morte del suo compagno Jeff Buckley e della madre avevano messo a dura prova la sua voglia di vivere.

“The Classic” è un album di canzoni dal fascino non sempre immediato. L’apertura di “Witness” non è casuale, in essa è racchiusa la nuova attitudine di Joan As Police Woman: un classic soul proiettato nel presente con tutte le incertezze e le tensioni contemporanee, primo frutto di una rinascita spirituale che fa seguito a una profonda depressione che sembrava averla inghiottita, e che ha superato grazie ai consigli di alcuni amici buddisti.
La presenza di Joseph Arthur e di Reggie Watts per il pregevole doo-wop nella title track rafforzano questo stato di stupore e curiosità per le diversità culturali, ed è lo stesso palpito che la spinge a mettere insieme organo, fiati e un riff dondolante nella splendida “Holy City”, per raccontarci il suo viaggio in Israele e le potenti sensazioni che ha vissuto al muro del pianto osservando l’estasi della fede.

Senza dubbio quando le atmosfere sono cupe e sofferte si avverte ancora quella sublime malinconia che aveva reso il suo mix di soul, funky, folk e rock cosi personale e coinvolgente. Scritta subito dopo “The Deep Field”, “Stay” è ricca di quel pathos e di quel tormento che animava il precedente album, lo stesso senso di disillusione e di sconfitta psicologica messo in scena in una delle rappresentazioni più dolorose dell’artista americana, ovvero quella “New Year’s Day” dall’incedere ritmico criptico e dalle taglienti note di chitarra, alfine inghiottite dal funesto arrangiamento d’archi, l’esegesi dark-soul più stimolante che possiate ascoltare.
Trovo comunque buffo che, mentre la riproduzione spensierata e calligrafica dell’ultimo album di Sharon Jones sia accolta come l’ennesimo trionfo del soul, sulla definitiva metamorfosi di Joan As Police Woman giungano critiche di retro-soul. Ma credo che basti ascoltare la frizzante e irriverente “Shame” (nella quale Joan si paragona al Cristo) per aver conferma di un talento capace di concentrare in pochi minuti tutta l’effervescenza, la versatilità e la raffinata intelligenza di Al Green e Minnie Riperton: è come se Otis Redding, gli Chic e Amy Winehouse suonassero insieme sullo stesso palco, puro soul-power.

Forse è lecito chiedersi se non avessimo frainteso, se i sogni di Joan non fossero meno ambiziosi e più umani, ovvero lasciarsi dietro il dolore per vivere le emozioni senza rimpianti: “Non voglio essere nostalgica per qualcosa che non è mai stato… non voglio vedere quegli occhi e non voglio fare quella corsa… non ricorderò la prima volta perché tornare lì e sentire che non mi sentivo cosi bene e che non era speciale, no non è mai stato così speciale” canta in “Good Togheter”, mentre un ricco flusso lirico soul si infrange contro un muro di chitarre noise e un organo scivola in sottofondo malizioso e insolente. La Wasser è tornata a parlare di affari di cuore e di piccole sensazioni quotidiane, lo fa con classe e malcelato romanticismo nella dolce “Get Direct”, destinata a essere uno dei suoi live-act più coinvolgenti, o con macabro sarcasmo funky in “What Would You Do”, dove getta un’ancora di salvezza a un amico in difficoltà senza ricorrere alla lusinga e alla facile comprensione.

“The Classic” è l’album più variopinto e solare di Joan As Police Woman. La decisione di approcciare un sound più diretto e curato è la novità più evidente del suo nuovo progetto; la delicata indolenza del reggae-soul di “Ask Me” non avrebbe mai avuto lo stesso candore prima della svolta, ora la qualità del suono è brillante e la voce si è arricchita di sfumature pop più decise. Certamente il ricordo della poco convincente performance a Giffoni Valle Piana come apripista di Patti Smith, causata da un’invasione di moscerini sul palco, mi aveva posto dei dubbi e delle perplessità, ma aveva anche stimolato la mia curiosità per questa donna dal complesso stato emotivo e artistico.
La chiave di lettura per questo nuovo progetto può solo scaturire da un’analisi attenta della sua evoluzione creativa: “The Classic” è un altro tassello di una discografia che resta stuzzicante ma ora anche più ricca, c’è una volontà di rimettersi in gioco e di abbandonare le certezze che solo i più distratti potranno cogliere come una parziale sconfitta. Questo è un album di potenziale easy listening che in verità chiede attenzione per essere veramente apprezzato.

(15/03/2014)



  • Tracklist
  1. Witness
  2. Holy City
  3. The Classic
  4. Good Together
  5. Get Direct
  6. What Would You Do
  7. New Year’s Day
  8. Shame
  9. Stay
  10. Ask Me


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