Jones

To The Bone

2014 (Meme) | sophisti-pop, songwriter

Passionale, sincera, profonda, essenziale, la musica dei Miracle Mile sembra aver finalmente trovato nella perfetta architettura di “In Cassidy’s Care” il punto di riferimento per la sua consacrazione. Approdato al terzo album solista, il cantante Trevor Jones è ben consapevole che la forza emotiva della sua musica resta il valore aggiunto di uno stile ormai consolidato che difficilmente potrà continuare a evolversi.
In “To The Bone” l’artista preferisce riscoprire appunti e armonie accantonate, nell’attesa di un diario più intimo nel quale far fluire questi graziosi e fragili bozzetti. Marcus Cliffe resta sempre dietro le quinte ad abbellire le 14 tracce dell’album senza mai soffocarle, e sottolineando con splendidi arrangiamenti di pedal steel e piano il tono più mesto e personale, dove rimpianto, rassegnazione, silenzio, sogno e speranza provano a rimettere insieme quel senso di smarrimento che Jones ha vissuto con angoscia negli ultimi tormentati anni.

Per un autore costantemente impegnato a mettere in musica le emozioni più segrete e a volte aspre, è necessario affidare alla forza terapeutica della musica la chiave di lettura per il sempre più difficile tragitto verso la maturità e la vecchiaia. Non ha mai nascosto la sua ammirazione per i Blue Nile, ed è evidente che l’ascolto intensivo di “Mid Air” abbia regalato a Trevor Jones l’energia necessaria per affrontare l’inevitabile malinconica inedia, che sopraggiunge quando i sogni si allontanano ogni qualvolta sembrano più vicini, rendendo necessario ricominciare.
Il raffinato e sofisticato pop di Trevor si muove sempre tra coordinate note: Prefab Sprout, Elvis Costello e tutto il patrimonio della miglior canzone d’autore anglo-americana, ma le sue passioni più recenti sembrano essere Joe Henry, Tom Waits, Leonard Cohen, appunto i Blue Nile, Talk Talk e i Lilac Time, è non è difficile scorgere la loro poesia tra le pagine di “To The Bone”, che sia il nostalgico ricordo del valore dell’amicizia in “Phil The Hat” o il sognante quadretto di “Dream Horses” (una splendida ballata per piano e orchestra).

C’è una sensibilità nuova, però, dietro le sempre splendide ballate elettroacustiche di Jones: giri armonici e delicati uptempo si abbracciano dando vita a canzoni che suonano familiari, e forse poco innovative, ma sono tutte pervase da una spiritualità inedita. La perfezione formale e la magniloquenza di “In Cassidy’s Care” è accantonata a favore di una sregolatezza che come una delicata tempesta di vento e foglie lascia decantare le paure e le riflessioni senza cercare riscontri o conforto.
“To The Bone” è di sicuro l’album solista più affine alla musica dei Miracle Mile, ma qui tutto è più semplice, più minimale e diretto. “Possiamo discutere di ogni parola letta o possiamo fare l’amore”, canta Jones in “Books To Bed”, ma non è un ultimo disperato tentativo di romanticismo, solo un invito a parlare di sé senza metafore od ostacoli. “Ti svelerò la mia verità e tu mi mostrerai la tua”, bisbiglia ancora, mentre una sirena della polizia suona lontana.

Tutto resta in sospeso o in attesa di una risposta in “To The Bone”: il tocco country-western di “Some Kind Of Surrender” prova ad addolcire la sconfitta dell’ennesima rinuncia, il minimalismo quasi asettico alla Paul Buchanan di “Pardon Me” mette in musica lo sgomento e il terrore del diventare cieco o forse dell’esser solo confuso e distratto, e le sirene ritornano in scena nel solo piano strumentale di “Glimpsed And Gone” aprendo le porte alla title track che sembra serrare per un attimo le porte della sofferenza con un'elegiaca preghiera corale in stile folk celtico.
“Man Behind The Moon” e “Fireworks” sembrano sfuggiti a un progetto della band-madre, con il loro romanticismo più definito e il ricorrente spettro di una relazione finita o inerte. È dietro la cristallina e limpida semplicità di episodi come “The Fullness Of Time” che si nasconde comunque l’essenza del nuovo progetto del musicista, che si concede un inatteso duetto con Lucinda Drayton in “Angelicana”, un uptempo che evoca tracce del passato per poi affondare le mani in un soul contagioso e appassionato.

Come ogni avventura sonora dell'artista c’è sempre un attenzione al dettaglio non solo lirico ma anche tematico: toccare le corde più intime è molto doloroso, ma in questo processo di catarsi quasi collettiva con il suo pubblico Jones intravede una speranza che affida a “Somewhere North Of Here”, una ballata immersa nelle languide sonorità della pedal steel di Melvin Duffy (“Io vi camminerò accanto e voi saprete che ci sono, io ti toccherò delicatamente per confortare la tua disperazione”).
Non è un album destinato a ripetere il successo mediatico dell’ultimo album dei Miracle Mile, ma sicuramente una testimonianza sincera e profonda di un profilo artistico che non ha eguali nel panorama della musica pop inglese moderna; anche sottovoce, la musica di Trevor Jones resta uno dei piaceri più profondi della nostra folle passione per sette immutabili note.

(17/06/2014)

  • Tracklist
  1. Phil the Hat 
  2. Dream Horses 
  3. Pardon Me 
  4. Some Kind of Surrender 
  5. Books to Bed 
  6. Man Behind the Moon 
  7. Angelicana 
  8. Cabin Fever 
  9. The Fullness of Time 
  10. Fireworks 
  11. Glimpsed and Gone 
  12. To the One 
  13. Somewhere North of Here
  14. Row
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