Milagres

Violent Light

2014 (Kill Rock Stars, Memphis Industries) | pop-rock

Figli del famigerato borough di Brooklyn, i Milagres hanno, fin dai loro inizi con distinto appellativo, prescelto terre distanti dalla Grande Mela per piantare le proprie radici, andando a inchiodarsi a un terreno britannico che serpeggia all’ombra della regina. Inizi (“Seven Summits”) che hanno tanto il colore tenue dei Coldplay e poi un incidente occorso a Kyle Wilson (voce, chitarra) nel 2010 che diviene non solo il pretesto per la stesura dei brani che andranno a modellare quello che possiamo qualificare come il puro esordio della band (“Glowing Mouth”), ma anche il tema basilare, diretto o indiretto, di tutta la musica dei Milagres, apparentemente marchiando in maniera indelebile e indirizzando verso certe strade empatiche e malinconiche gli americani.

Con questo nuovo album, “Violent Light”, una luce di rinnovamento pare stagliarsi all’orizzonte, un bagliore che illumina un passato che ha il sapore di certi anni '80, sintetici, oscuri e nebulosi (“The Black Table”, “Idnyl”, “Sunburn”). “Violent Light” non è opera anacronistica però, anche quando si avvicina pericolosamente al pop di certi U2 misti alle sfrontatezze di un David Bowie (“Jeweled Cave”, “The Letterbomb”); riesce invece a suonare alternativamente tanto indie, quanto shoegaze, pop e dreamy, com’è riuscito in maniera egregia e fresca all’esordio degli Chapel Club, prima che prendessero le pieghe del nuovo “Good Together”.

I Milagres costruiscono canzoni pop ma piene di energia, attraverso melodie intelligenti e delicate, con arrangiamenti curati ma non pomposi, tanto da ricalcare, con le dovute distanze, sia l’art-pop femmineo ed efebico dei Wild Beasts (“Perennial Bulb”, “Urban Eunuchs”) e sia quello più confuso, gelido, abissale e rovinoso dei Tv On The Radio. Se in una cosa non riescono esaurientemente i Milagres è nel dare una vera impronta al loro sound, sempre a cavallo tra la riscoperta di un passato fin troppo razziato e l’inseguimento di taluni miti d’oggi, i quali invece paiono essere riusciti, nella loro dimensione, a trovare una strada di piena e compiuta personalità. Tutti i brani suonano quasi vuoti, come privi di una vitalità necessaria per andarsi a stampare nella memoria (e qui sarebbe da criticare anche una non troppo brillante ricerca melodica) o nel lato più intimo della nostra anima.

Alla fine, con la conclusiva “Another Light”, i Milagres suggeriscono la fuga verso un’alternativa sempre molto british ma più tendente a un synth-pop moderno ma l’ovvio paragone con le cose più riuscite di M83 o Twin Shadow sposta l’ago della bilancia verso questi ultimi, con sommo dispiacere per un prodotto artistico che poteva essere molto di più di quello che alla fine non è, a volerci ficcare la testa fino al collo.

(14/05/2014)

  • Tracklist
  1. Perennial Bulb
  2. Terrifying Sea
  3. Jeweled Cave
  4. The Black Table
  5. Column Of Streetlight
  6. The Letterbomb
  7. Urban Eunuchs
  8. Idnyl
  9. Sunburn
  10. Another Light
Milagres su OndaRock
Recensioni

MILAGRES

Glowing Mouth

(2012 - Memphis Industries)
Un esordio pieno di citazioni e piacevoli suggestioni per la band americana

Milagres on web