Moss

We Both Know The Rest Is Noise

2014 (Excelsior) | alt-pop-rock

Già due anni ci separano dall'uscita di “Ornaments”, ancora fresco di passaggi nel lettore e bello impresso nella memoria, che è giunto il momento per i Moss, tra le band di punta del movimento indipendente olandese, di dare alle stampe il seguito di quella che si è rivelata un'autentica sorpresa, da parte di una band sino ad allora priva di particolari ambizioni. “Third time lucky”, si usa dire dalle parti della perfida Albione, ma per l'allora quintetto, capitanato dall'occhialuto Marien Dorleijn, un disco del genere si tramutò davvero in un autentico colpo di fortuna, non solo nei termini di crescita espressiva della propria musica, ma anche nei termini di un relativo gradimento di pubblico, capace di estendersi ben oltre i patrii confini.
Forse non ripeterà i “fasti” del suo predecessore, ma con “We Both Know The Rest Is Noise”, licenziato sempre sotto la fida Excelsior (che ci tiene un po' a diventare la Sacred Bones dei Paesi Bassi, fosse anche sotto un aspetto puramente estetico) fuga il pericolo di un potenziale “one-hit wonder” e mette in luce una formazione (ridottasi adesso a quartetto) pronta a ridefinirsi, al costo di correre qualche rischio altrimenti non preventivabile. Una scelta che senz'altro ripaga.

È una via alla ridefinizione questa, che ancor prima della sovrastruttura, comporta grossi scossoni nell'ambito della struttura, dei blocchi elementari alla base delle canzoni. Sì, i Moss non sono mai stati la band più lineare in circolazione, e spesso e volentieri la loro grammatica melodica ha finito con l'interpretare i moti della musica, piuttosto che rappresentare il fulcro stesso della canzone. Eppure, mai come in questo caso i quattro si divertono a giocare con il suono, a fare spesso in modo che voce e parole ne diventino parte integrante, uno strumento tra i tanti a disposizione. Il flebile timbro di Dorleijn (qui ancor più evidente che in passato) non chiede altro: ci si tuffa, ci sguazza, lascia che la musica lo pervada in ogni suo frangente, diventa quasi tessitura ambient, se le viene data una chance (topico il momento Sigur Rós di “Bruised”, i rallentamenti post di “Reset”).
Ne risulta chiaramente un disco più incentrato, con tutte le accortezze del caso, sulle architetture innalzate dagli strumenti, sulla composizione sonora, ben più che sulla memorabilità, sull'immediatezza del brano. E in questo senso, il disco funziona senz'altro benissimo: inaspriti i cambi di colore e i contrasti dinamici tra le varie tracce, con nuove trovate ritmiche e tempi dispari a dar manforte, gli olandesi abbracciano un ventaglio di soluzioni estremamente complesso pur in tutta la sua levità, imbastiscono una libreria estetica che pesca tanto dal garage quanto da brulicanti reminiscenze sintetiche, che passa dallo shoegaze e approda infine a una morbidezza e a un tatto sempre manifesti, finanche esasperati, anche quando si marcano a stretto giro belle prurigini upbeat.

A fronte di un'operazione così stimolante sul suono, il lavoro di scrittura ne esce appunto però debilitato, fallendo parzialmente la corresponsione d'intenti che si riprometteva. Se convincono il fuzz in corsa di “She's Got A Secret”, tutto incardinato su un modulo canoro basilare, e le sterzate di “As I Rest My Arms With Faith” (belle le auto-armonizzazioni in risposta alla linea principale), poco invece possono le carezze ipnotiche poste quasi a chiusura dell'album, il ribollire di synth in “Health” e i bassi sornioni di “This Is The End Of Everything” non riescono a scuotere da un generico torpore dreamy le rispettive fondamenta, rimaste intrappolate in un'indolenza che invece “Ornaments” era riuscito amabilmente a fugare.
Ma anche così la battuta d'arresto è di scarso significato. La voglia e l'ardire non mancano, e l'abilità di saper costruire un grande pezzo pop i Moss hanno dimostrato di possederla. Il tempo di acclimatarsi in queste stanze più accoglienti, e ne risentiremo delle belle.

(30/03/2014)

  • Tracklist
  1. Today's Gold
  2. She's Got A Secret
  3. Unilove
  4. As I Rest My Arms With Faith
  5. New Shape
  6. Reset
  7. Bruised
  8. Slower End
  9. This Is The End Of Everything
  10. Health
  11. We Both Know The Rest Is Noise


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