Suzanne Vega

Tales From The Realm Of The Queen Of Pentacles

2014 (Cooking Vinyl) | songwriter

Autrice di splendide crepuscolari canzoni che sintetizzano l’emancipazione dei 70 e il disagio dei 90, soprattutto immortalate nel debutto omonimo del 1985, Suzanne Vega ritorna all’opera discografica con “Tales From The Realm Of The Queen Of Pentacles”. Successore di un “Beauty & Crime” (2007) forse passato un po’ in sordina ma di certo non all’altezza dei suoi esordi, il nuovo “Tales” è così il disco della ripartenza con cui Vega prova a rilanciarsi e a trovare nuovi fan, ma l’ispirazione sembra essersi smarrita e i problemi non sono pochi.

I due singoli di lancio falliscono miseramente, tanto “Don’t Uncorck What You Can’t Contain” nella sua ridicola produzione mediorientale da classifica, quanto “Fool’s Complaint” nella sua esplicita consumabilità radiofonica, lontana anni luce dalla signorilità di “Luka” e “Left Of The Center”.
Per quanto Vega percorra il territorio in lungo e in largo, la “Crack In The Wall” basata sul banjo rischia di suonare anonima come qualsiasi cantante pop di Nashville, “Portrait Of The Knight Of Wands” ricalca nettamente la “Hotel California” degli Eagles, e “Jacob And The Angel” è un’antipatica storiella parabiblica nella vena dell’ultima Rickie Lee Jones.

Tracce di arrangiamenti simbolici e della sua migliore sensibilità narrativa emergono semmai in “Song Of The Stoic” (anche se il suo stile adulto applicato all’epoca della recessione suona davvero male), ma poi il quasi-medley gospel di “Laying On Of Hands/Stoic 2”, opera della produzione più che dell’autrice, va fuori strada. Alla fine Vega ritrova intimamente sé stessa solo nell’esecuzione sottotono e quasi chiesastica di “Silver Bridge”, segno che la cantautrice non può davvero fare altro che ripetersi (e l’intera opera sembra dunque un vistoso specchietto per le allodole).

Primo album in sette anni, soprattutto il primo dopo aver riletto la sua carriera nei quattro acustici volumi dei “Close-Up” (“Love Songs” e “People & Places”, 2010, poi “States Of Being”, 2011, e “Songs Of Family”, 2012), dopo un disco dal vivo (“Live At The Barbican”, 2013) in cui esegue per intero “Solitude Standing”, e il suo debutto a teatro con “Carson McCullers Talks About Love” (2011, con Duncan Sheik). Strumentisti collaudati, illustri ospiti - Larry Campbell, Tony Levin, Peter Gabriel - un campionamento (“Candy Shop” di 50 Cent, in “Don’t Uncorck What You Can’t Contain”), un oliato eclettismo in grado di darle anche una versione “dura” nel debole grunge di “I Never Wear White”, sono verniciature che esaltano una superficialità grossolana, capricciosa, narcisa. Tra gli scivoloni una conferma: appena allunga le canzoni, Vega annoia. Buon successo di classifica in Uk.

(16/02/2014)

  • Tracklist
  1. Crack In The Wall
  2. Fool’s Complaint
  3. I Never Wear White
  4. Portrait Of The Knight Of Wands
  5. Don’t Uncorck What You Can’t Contain
  6. Jacob And The Angel
  7. Silver Bridge
  8. Song Of The Stoic
  9. Laying On Of Hands/Stoic 2
  10. Horizon (There Is A Road)
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