The Void Of Expansion

Ashes And Blues

2014 (Tonefloat: A New Wave Of Jazz) | free improvisation

vidnaObmana è morto”, sentenziava Dirk Serries giusto un paio d'anni fa in un'intervista concessaci in occasione di un live dei MONO che aveva magistralmente aperto. Niente più affreschi ambient, addio rappresentazioni del sublime. Era l'epoca dei “Microphonics”, quello scrigno di gemme che aveva sancito l'inizio di una nuova vita per il fuoriclasse belga, dopo i tanti e ripetuti cambi di pelle effettuati dietro il moniker che l'ha reso celebre. Una vita lontana dalla quiete e immersa in una dimensione sonora fatta di droni instabili e disturbati e di una nuova compagna d'avventura: la chitarra elettrica. Il grigio come colore dominante in tutte le sue sfaccettature e sfumature, la decadenza metropolitana scelta come ambientazione primaria.

Oggi, messa la parola fine anche al vulcano Fears Fall Burning, da lì Dirk Serries riparte, e lo fa paradossalmente tornando a cercare il distacco da quella realtà dipinta con invidiabile veridicità nel quinquennio 2008-2013. Lo fa lanciando una serie di nuovi progetti – dimostrando uno stato di forma e di esuberanza creativa che non può non stupire anche chi lo segue da sempre – e coinvolgendo nella sua nuova missione una serie di collaboratori di lusso. Qualche mese fa era toccato a Teun Verbruggen per Art Of Cosmic Musings, e stavolta è il turno di un altro batterista: il norvegese Tomas Järmyr, già mente dietro i live act Yodok, l'ultimo dei quali vede coinvolto proprio lo stesso Serries.

Tutto questo mentre Tonefloat, alleato discografico ormai storico del belga, decide di contribuire attivamente alla sua causa concedendogli un'apposita collana ex-novo, il cui nome esplicita senza mezzi termini dove Serries voglia arrivare stavolta: una nuova ondata jazz, un nuovo modo d'intendere il genere stesso. Una ri(e)voluzione ambiziosa che affonda le sue radici nel mondo della free improvisation quanto appunto nelle sperimentazioni del passato recente, prendendo le misure in maniera evidente dal verbo dei maestri Necks per confrontarsi faccia a faccia più in generale con le espressioni più pittoresche (e meno velleitarie e gratuitamente estreme) dell'improvvisazione post-jazz.

La chitarra è dunque confermatissima nelle tre cavalcate di questo parto inaugurale del duo rinominato The Void Of Expansion: nei primi minuti di “Paradox” il terremoto è annunciato fra colate disturbate e palpitazioni, ma la sua esplosione arriva solo a metà pezzo, a suon di distorsioni e convulsioni ritmiche continue. “Damper” è più compatta nel suo crescendo: gli arpeggi fluidi dei primi minuti si accavallano presto a formare dense distese, sulle quali la batteria costruisce progressivamente la tempesta che si materializza nella seconda fase, prima che tutto si spenga di colpo in un finale quasi paradisiaco. Il quarto d'ora della bellissima “Consecration” segue uno schema medesimo, triplicando l'impeto della batteria nell'autentica apocalisse del finale.

Materia complessa, la free improvisation, che se quest'anno aveva già vissuto un picco importante con il camaleontico esordio del trio delle meraviglie Shivers, tocca anche qui un vertice di rara intensità. “Ashes And Blues” è “solo” il primo passo, il primo mattone di una costruzione che si preannuncia ben più complessa e mastodontica della metropoli microfonica quanto di un'opera in quattro atti. E per quanto sia ancora tanta la strada da percorrere per coniare davvero un nuovo verbo jazz che possa definirsi tale, Dirk Serries si conferma maestro insuperato nell'arte del trasmettere emozioni, un talento che nessuno prima di lui ha saputo mantenere intatto affrontando una tale varietà di mondi sonori.

(11/09/2014)

  • Tracklist
  1. Paradox
  2. Damper
  3. Consecration


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