Yodok III

Yodok III

2014 (Tonefloat: A New Wave Of Jazz) | impro-ambient

Per capire che il proficuo sodalizio artistico tra Dirk Serries e Tomas Järmyr non avrebbe ridotto la propria esperienza al solo “Ashes And Blues” è bastato seguire gli avvenimenti di questi mesi, che parlano di un'attività dal vivo pressoché senza sosta. Set esplosivi, comparse dell'uno in apertura degli show dell'altro e viceversa, e un affiatamento capace di crescere in maniera sempre più matura. E così, proprio mentre l'imprevedibile ex-vidnaObmana annuncia il ritorno all'ambient music con un disco in uscita il mese prossimo su Projekt, il suo ultimo progetto a tutto campo – la collana A New Wave Of Jazz siglata Tonefloat – sforna quasi in silenzio questo secondo frutto in studio co-firmato con Järmyr.

Yodok altro non è se non la key word di uno dei progetti più ambiziosi di quest'ultimo, un impro-duo formato assieme alla tuba del connazionale Kristoffer Lo, attivo fino ad oggi quasi esclusivamente in ambito live. Il secondo figlio di questa saga, ribattezzata per l'occasione con l'aggiunta del tre romano a indicare il numero dei componenti, è proprio il luogo che ha visto il norvegese incontrarsi per la prima volta con il profeta belga, una sorta di prova generale per quello che i due avrebbero costruito poi assieme. Di questa prima esperienza, “Yodok III” costituisce un concentrato postumo – le registrazioni risalgono a due anni fa – di qualità nuovamente elevatissima, sebbene il suo obiettivo si fissi su una desolazione decisamente più vicina al grigiore delle ultime prove soliste di Serries.

I primi dieci minuti dei ventitré totali che compongono il lato A senza titolo dell'Lp sono affidati ai cupi ricami della tuba su un fondale di droni in salsa di pura ambient music. Järmyr inizia a far tintinnare i suoi piatti solo nella seconda metà del pezzo, che si avvia verso un crescendo simulato contenendo a suon di dilatazioni di chitarra anche le rare avvisaglie di esplosione. È una sorta di terra di mezzo tra il passato microfonico e il futuro impro di lì a venire, con pure più di un richiamo a quelle tessiture sintetiche che hanno costituito l'apice ad oggi insuperato della carriera di Serries (benché di synth e sampler non ci sia traccia e i suoni siano in realtà frutto esclusivamente dei trattamenti elettronici applicati alla tuba e al flugabone di Lo).

La seconda facciata, di nuovo priva di titolo, segue uno schema non dissimile e incrementa, se possibile, la nebbia oscura già ben visibile in precedenza: stavolta è la chitarra a dettare la via, dilatandosi e contraendosi impietosamente per un quarto d'ora abbondante, prima che solo nel finale la batteria prenda la guida delle operazioni mirando a un crescendo, questa volta autentico. L'intensità cromatica degli ultimi cinque minuti spazza via il grigio in un sol soffio, condividendo più di un drone con gli episodi meno isolazionisti della magistrale collaborazione di inizio anno con Teun Verbuggen. Una chiusura che da sola vale l'ascolto di un disco introverso, imperfetto, fatto di sottili (e a tratti impercettibili) sfumature ma la cui capacità espressiva riesce di nuovo a stupire.

(26/09/2014)

  • Tracklist
  1. Untitled
  2. Untitled
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