8:58

8:58

2015 (Acp Recordings) | elettronica

Sciolto definitivamente il sodalizio con Phil, e messo da parte il progetto Orbital, Paul Hartnoll pubblica un nuovo album solista "ibrido", che rimette in evidenza il gap endemico tra la quantità e la qualità di house e dance-music prodotta, e la mediocrità di molte creazioni che non hanno resistito alla legge del tempo, rimpinguando la già cospicua lista di album ordinari.
La nuova ossessione di Paul Hartnoll è lo scorrere del tempo, il chrònos e il kairós degli antichi, che la storia ha tentato di spiegare ricorrendo a visioni antropomorfe e leggi meccaniche, che ne hanno consumato solo la dimensione lineare. 8:58 è il punto zen del tempo, l’attimo in cui decidi di appartenere alla società entrando a scuola, timbrando il cartellino sul posto di lavoro o lasciando fuori tutte le regole per intraprendere un cammino autonomo.

"8:58" apre nuove frontiere per l’ex-Orbital, e lo fa alternando buone intuizioni a passaggi più frettolosi: il fascino anticipatorio e innovativo che aveva caratterizzato anche il rientro della band nel 2012 non è del tutto presente, e l’album suona come un’occasione mancata.
Come in tutte le produzioni di un fuoriclasse non mancano occasioni per accennare un sorriso o un applauso, cominciando dal singolo “The Clock”, centro gravitazionale della nuova opera di Hartnoll, dove iniezioni di acid-house e industrial stemperano il consueto lirismo del passato, proseguendo con la title track dove le suggestive progressioni armoniche scivolano in un territorio meno confortevole e disilluso.

Le modulazioni timbriche sono la vera novità di "8:58": questo, perché l’apporto di vari vocalist a volte scorpora le tribolazioni ritmiche, ampliando o riducendo lo slancio creativo: Paul ci riprova con Robert Smith coinvolgendolo nel trascinante remake di “Please” questa volta centrando in pieno quella sinergia che latitava nel suo esordio solista “The Ideal Condition”.
Ancor più convincente il sodalizio stilistico con Lisa Knapp nella visionaria “The Past Now”, che nel suo crescendo electro-folk mette in fila raffinatezze e dettagli altrove assenti, una fusione di ritmi tenebrosi e sognanti melodie gothic, che in forma dissimile si rinnova nella stravolgente versione del classico dei Cure “A Forest” ad opera delle Unthanks.

Purtroppo, gli episodi rimarchevoli non sono sufficienti a consolidare "8:58" come un’opera del tutto a fuoco: la musica suona a volte più ricca di déjà-vu rispetto alle pulsioni innovative di “Wonky”, inoltre il pop alla Pet Shop Boys fa capolino e riduce la forza travolgente dei vecchi Orbital. Non è necessariamente un difetto, si tratta però di una peculiarità che ci fa archiviare "8:58" solo come un buon punto di partenza per future evoluzioni.

(07/05/2015)

  • Tracklist
  1. 8:58 (feat. Cillian Murphy)
  2. Please (feat. Robert Smith & Lianne Hall)
  3. The Past Now (feat. Lisa Knapp)
  4. Villain (feat. Ed Harcourt)
  5. The Clock (feat Cillian Murphy)
  6. A Forest (feat. The Unthanks)
  7. Broken Up
  8. Nearly There
  9. Cemetery (feat. Fable)




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