Disappears

Low: Live In Chicago

2015 (Maple Death) | new wave

David Bowie è tornato a produrre dischi dopo una decade di preoccupante silenzio. Pare però intenzionato a non esibirsi più dal vivo: desta pertanto un plus d’interesse l’iniziativa dei Disappears di rappresentare dal vivo uno dei suoi dischi più acclamati.
L’occasione si è presentata nel 2014, in concomitanza di una rassegna dedicata al White Duke presso il Museo di Arte Contemporanea di Chicago, quando la band americana è stata invitata a eseguire un disco integrale di Bowie.

La scelta cadde su “Low”, il primo sussulto dell’importante trilogia berlinese: il successo riscosso fece scaturire l’idea di portare il risultato in tour e di pubblicare il resoconto sonoro della serata.
L’interpretazione dei Disappears è ossequiosa al punto giusto, la band si muove con grande rispetto nei confronti dell’immensità di “Low”, ma al contempo aggiunge il proprio tocco di personalità, soprattutto in una scelta che caratterizza fortemente la performance: utilizzare le chitarre lì dove prima c’erano i synth.

In questo modo l’algidità di alcuni stralci dell’originale, lo sperimentalismo di un rinnovato Bowie che si affacciava verso sentieri fortemente elettronici vengono spezzati in favore di un nuovo fervore elettrico.
Se il lato A, quello delle “canzoni”, scorre piacevole, senza grandi sorprese ma su livelli di eccellenza, fra una “Speed Of Life” che partorisce la scena new romantic, una “Breaking Glass” pungente al punto giusto e una “Always Crashing In The Same Car” da brividi, è la seconda parte, quella interamente strumentale, a offrire le soluzioni più sorprendenti.

E’ qui che il consolidato piglio chitarristico della formazione guidata da Brian Case (protagonista di una prestazione vocale molto Bowie-ana) rimescola le carte aggiudicandosi la partita contro tutti gli scettici.
I brividi oscuri che popolano “Warszawa” e “Art Decade”, portentosi anticipatori di tanta new wave a venire, non solo restano solenni, ma si impregnano di una rinnovata minacciosità, poi il momento più intenso, nella sezione conclusiva della magistrale “Weeping Wall”, dove un approccio a metà strada fra soft-industrial e noise-shoegaze trasmuta in pura aggressività la scrittura di Bowie.

I Disappears hanno centrato il disco giusto per sposare il proprio atteggiamento musicale con l’omaggio a un mito assoluto.
La scelta dimostra coraggio e autorevolezza, un esperimento ambizioso (e rischiosissimo) per il quale il risultato supera le più rosee aspettative, e non ci sorprenderemmo se la band di Chicago fosse ricordata in futuro (senza nulla togliere ai suoi ottimi progetti autografi) come “quella che rifece Low”.

(09/12/2015)

  • Tracklist
  1. Speed Of Life
  2. Breaking Glass
  3. What In the World
  4. Sound And Vision
  5. Always Crashing In The Same Car
  6. Be My Wife
  7. A New Career In A New Town
  8. Warszawa
  9. Art Decade
  10. Weeping Wall
  11. Subterraneans
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