Dralms

Shook

2015 (Full Time Hobby/ Boompa Records) | alt-pop

Deposte le armi di songwriter, il canadese Christopher Smith chiama gli amici Will Kendrick (Failing), Rob Törnroos, Shaunn Thomas Watt e Peter Carruthers (questi ultimi entrambi dei Siskiyou) per mettere in piedi l'esordio del suo nuovo progetto Dralms.
Il cambio di prospettiva sonora è evidente, il musicista mette un piede nell'elettronica e nell'alternative pop con una serie di raffinate melodie e una sequenza di intuizioni che fanno di "Shook" un progetto pop interessante, sfaccettato e accattivante.

Sono dieci brani attraversati da un minimalismo lirico cupo e tenebroso, che si dilata spesso con melodie ariose, nonché delle ingegnose trovate strumentali.
L'introduttiva "Usage" delinea il metodo strutturale dei brani: una linea di basso, un crescendo di tastiere, una voce limpida e suoni di chitarra in sordina. Il tutto appena turbato da insolite e inattese distorsioni vocali o strumentali (qui un gridolino che sembra un errore o un loop sfuggito di mano).
"Shook" è un trompe l'oeil in cui l'immagine sonora, sostanzialmente monocorde, assume toni e profondità inattese grazie a intuizioni liriche e creative: a volte sono glitch e noise inseriti in un contesto pop-funk ("Division Of Labour"), o un sax e uno schiocco di labbra nel finale di un brano formalmente innocuo ("Objects Of Affection"), ma sono elementi che aggiungono dettagli a un'opera già interessante di per sé.

Sotto il tessuto sintetico si agita spesso un corpo vibrante e ricco di sensualità, quella che trasuda senza più remore e limiti nella sintesi pop, funk ed elettronica di "Gangs Of Pricks", ma non va tralasciato il vellutato soul di "Wholly Present", dove Christopher assorbe trame trip-hop e jazz in un contesto lirico quasi immobile che diventa un groove.
"Shook" è un album costantemente dominato da una ricerca estetica molto intensa, che può indurre paragoni ingombranti come gli Steely Dan o i China Crisis, ma è più corretto assimilarlo ad alcune pagine di Alan Parsons, soprattutto quando la scrittura è più vicina al songwriting più classico, come nel remake della sua "Pillars and Pyre" (già comparsa nell'album del 2012 "Earning Keep") o nella sfavillante "Domino House", che tra minimalismo lirico, echi dei Pink Floyd e soavità vocali alla Colin Blunstone gronda di pathos e fluidi psichedelici.

Atmosfera e rigore melodico procedono di pari passo. A volte qualche incertezza e un richiamo di troppo smorzano la forza innovativa dell'album, ma il musicista non sembra interessato a stupire l'ascoltatore. "Shook" è un album che vuole essere degustato con lentezza e calma, come quando nella title track non viene subito svelata la complessità ritmica e melodica, in attesa che sfumature neo-romantic ne sottolineino il fascino leggermente mitteleuropeo; ed è la stessa amabile dicotomia che nella malinconica e sfuggente "Crushed Pleats" diventa il sigillo stilistico di un album coraggioso e intelligentemente confortevole.

(05/02/2016)

  • Tracklist
  1. Usage
  2. Pillars And Pyre
  3. Domino House
  4. Divisions Of Labour
  5. Shook
  6. My Heart Is In The Right Place
  7. Objects Of Affection
  8. Wholly Present
  9. Gang Of Pricks
  10. Crushed Pleats






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