Drowning In Wood

Drowning In Wood

2015 (Scissor Tail) | ambient-folk, noise, electro

Passata l’ultima pubblicazione dei sempre validi Zero Centigrade, l’estesa improvvisazione “Birch” (2014), il ricercatore partenopeo Vincenzo De Luce fonda un nuovo duo con un altro sperimentatore (Matteo Tranchesi), stavolta di sole chitarre acustiche senza elettronica, i Wander. Nell’Ep “Old Postcard” (2015) e nell’album “Wander” (2015) i due esplorano il confine tra atonalità seriale e tonalità folk, tra armonia e non-musica.

De Luce, sempre alla chitarra acustica, incorpora nuovamente elettronica e noise in un nuovo progetto a due, Drowning In Wood, stavolta in coppia con un chitarrista elettrico, Sergio Albano. Le tracce dell’omonimo “Drowning In Wood”, così, suonano come se l’ultimo terrestre strimpellasse un rottame di chitarra mentre in lontananza si odono le ultime devastazioni e l’inizio della civiltà post-apocalittica.

“Somewhere Not Here” è emblematica del processo: una figura ritmica di chitarra acustica povera e sciatta, vagamente in fugato, risuona a ridosso di un rumore cingolato. Scampoli di American primitive guitar, sempre spolpati e tossici, si addensano solo per aumentare la malaria, affondando in un assolo di puri crepitii in un rombo inquietante.
In “Kicks” i suoi incisi interrogativi si aggirano in un magma ribollente di sibili horror e colpi di martello (richiamando la colonna sonora di “Eraserhead”), e nel tour de force “Limbo” lo stesso magma divampa in combustione fino a un’immane deflagrazione. Quando invece arriva “Above The Field”, l’atmosfera acquista fisionomia riconoscibile, e diventa dramma di droni e arpeggi malinconici.

L’acustica si limita invece a punteggiare in “Crossroads”, dove invece è l’apparato rumorista a spadroneggiare, echi di belve in una caverna che mutano in pure onde malefiche elettroniche. “Never The Same” è virtualmente l’opposto, un folk industriale contrappuntato da tonfi e sibili. Accordi allucinati assordati da una sirena a tutto volume fanno di “My Roots Are Covered In Blood”, oltre che l’ultimo brano, anche l’ultimo segnale in una landa marziana.

Apologia, edita su cassetta con uno splendido e importante concept di confezione, della dipintura a tecnica mista e del free-form, ostica, plumbea, profonda e intelligente, pur priva d’ambizioni di vero e proprio affresco. Tiratura limitata.

(10/10/2015)

  • Tracklist
  1. Somewhere Not Here
  2. Crossroads
  3. Kicks
  4. Above The Field
  5. Never The Same
  6. Limbo
  7. My Roots Are Covered In Blood
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