Gianni Giublena Rosacroce

Musica da camera oscura

2015 (Holidays) | occult psychedelia, experimental, soundtrack

Se il cinema horror italiano vivesse oggi la sua “età dell'oro”, i tedofori del genere farebbero a pugni per accaparrarsi musiche come queste. Allo stesso modo se le sarebbero contese i vari Mario Bava, Dario Argento, Luigi Batzella e Lucio Fulci, se Stefano Isaia, in arte Gianni Giublena Rosacroce (oltre che Movie Star Junkies, La Piramide di Sangue e Blind Beast), avesse partorito “Musica da camera oscura” tra gli anni 60 e 70.

Del fine polistrumentista torinese, tra i migliori in circolazione per spirito di ricerca e versatilità, avevamo apprezzato nel 2011 l'esordio solista - licenziato su cassetta da Yerevan Tapes - “La piramide di sangue”. Titolo da cui ha preso le mosse l'ensemble che ha originato la psichedelia esoterica di “Tebe” e “Sette”.
Il battesimo su nastro ci aveva inebriato con effluvi di incenso, arabeschi conturbanti e scorribande negli affollati mercati d'Oriente; questo approdo al vinile - marchiato Holidays Records - ci sbalza invece nella sceneggiatura di una pellicola thriller-noir, cosparsa di delirante ritualità occulta à-la Kenneth Anger.

Le prime pulsazioni di basso e sintetizzatore in “Compendium Maleficarum I”, omaggio all'omonima opera seicentesca del frate Francesco Maria Guazzo, gelano il sangue nelle vene e infondono un'inquietudine alimentata dal clarinetto del Nostro, a cui si aggiungono rintocchi di piano intimidatori. La paralisi da terrore si trasforma lentamente in una danza vorticosa, sostenuta da un flauto incantatore e da urticanti bordoni industriali di fattura cutroniana.
Una sorta di Middle-Eastern-prog, combinato a morbidi tribalismi mediterranei e a vocalizzi stratificati di Reverend Freddie Murphy e Galilea Mallol (che dell'album ha curato anche l'artwork), pervade il secondo capitolo del tributo a Guazzo, “Compendium Maleficarum II”, lasciando al clarinetto il ruolo di protagonista nel cupo divertissement “Rosa dei venti”.

Lo stillicidio introduttivo di “Gihon” apre un pertugio post-rock nella “camera oscura” di Rosacroce, lo stesso dal quale il collega - e concittadino - Paolo Spaccamonti guarda il mondo. Tra atmosfere da baracca dei fenomeni, care al maestro Waits, e declamazioni al limite della comprensibilità, il valzer deforme di “Xpress Bontempi Kerosene” chiude un'opera che ben poco ha da invidiare all'Olimpo dei grandi compositori italiani, da Nino Rota a Roberto Nicolosi.

(05/12/2015)



  • Tracklist
  1. Compendium Maleficarum I
  2. Compendium Maleficarum II
  3. Rosa dei venti
  4. Gihon
  5. Pomba Gira
  6. Xpress Bontempi Kerosene
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Recensioni

GIANNI GIUBLENA ROSACROCE

La Piramide Di Sangue

(2011 - Yerevan Tapes)
Suoni mediorientali di casa nostra, da parte dell'ex-Movie Star Junkies Stefano Isaia

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