John Lemke

Nomad Frequencies

2015 (Denovali) | ambient-jazz, modern classical, soundtrack

Quando trattammo per la prima volta di John Lemke in occasione del suo “People Do”, nella sua presentazione lo si introdusse facendo riferimento a un fitto background nel mondo della televisione e della pubblicità. Il pianista e compositore scozzese vive effettivamente fornendo fondali sonori alla Bbc per documentari e spot, al punto tale che la sua carriera musicale e artistica ha spesso finito per rimanere autentico hobby. Si spiega così facilmente anche lo scarso malloppo discografico collezionato – questo “Nomad Frequencies” è il terzo disco in quasi quindici anni di attività musicale.

Se nei suoi lavori precedenti era sembrato che Lemke avesse voluto frapporre una distanza tra la sua parabola artistica e un'inevitabile “deformazione professionale”, qui lo scenario cambia e di molto. In parecchi momenti sparsi fra i dieci brani del disco si sente forte e chiara la mano di chi ha imparato a sguazzare fra le forme sonore più diverse, a farle proprie e rielaborarle in modo tale da poterle sfruttare al meglio per uno scopo preciso. Le “frequenze nomadi” sono proprio quelle su cui Lemke pare essersi sintonizzato per la prima volta spontaneamente, facendo di una necessità professionale un'autentica virtù artistica.

Il disco attraversa così uno spettro sonoro decisamente più ampio rispetto al passato, riconfermando il pianoforte nel ruolo di strumento guida ma aprendo i propri orizzonti a una decisa varietà di arrangiamenti, colori e sapori. La malinconica apertura di “Of Elsewhere” per pianoforte e flussi sintetici denuncia da subito una fortissima componente “immaginaria” nel proprio soundscape, ma si configura come parentesi estemporanea. Già nella seconda metà della successiva “The Unwinding” l'atmosfera ambientale è invasa da sentori jazz in forma sintetica, pronti a infilarsi in un'ossatura a due passi dalla comune definizione di (post)-rock.

Ciascun brano fa storia a sé e rappresenta un nucleo a sé stante con il proprio mood e la propria ambientazione: “At The Dust Boutique” è un delizioso acquarello dub sbiadito e nostalgico, “Corroder” tocca con mano la poliedricità di colori dell'ultimo Yann Tiersen, “Vessel” lascia spazio a un vortice sintetico che sembra ereditato dalle trame del (quasi) omonimo duo e si inserisce sul telaio ritmo-piano già sperimentato in “Walizka”, “Grass Will Grow” spinge su intrecci ritmici che sembrano pescati da memorie Idm. La ricerca di un filo conduttore si rende necessaria e si rivela velleitaria, per la semplice ragione che nel nomadismo di Lemke esso non può trovare spazio.

Solo il finale sottovoce di “Kleinod” e l'immersione drone di “To Let It Go” provano infatti a tendere le braccia verso i primi minuti squisitamente ambientali del disco. Per contro, l'istrionismo cercato e gestito con lodevole abilità si scontra nella stucchevole sonatina da videogame di “Encounters” e nell'architettura sghemba di “Passenger” contro la strutturale impossibilità di centrare sempre il bersaglio. Lemke osa e convince quasi ovunque, dando sfoggio di una tavolozza ben più vasta di quella offerta nei precedenti episodi discografici, e di una innegabile (quanto molto “didascalica”) capacità di gestirla a suo piacimento.

Tutti elementi positivi per compiere un buon lavoro con tanti ottimi spunti a cui manca, stavolta, solo un minimo collante a giustificarne l'incisione su disco. Il catalogo Denovali, d'altronde, non è l'archivio Bbc. Ma aver portato al suo interno una parcella di quest'ultimo non può che essere operazione positiva e da incentivare. La strada è quella giusta.

(14/10/2015)

  • Tracklist
  1. Of Elsewhere
  2. The Unwinding
  3. At The Dust Boutique
  4. Vessel
  5. Encounters
  6. Corroder
  7. Grass Will Grow
  8. To Let It Go
  9. Passenger
  10. Kleinod
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