Così come il debutto di Enrico Lanza in arte Mapuche, “L’uomo nudo”, era stato preparato da un Ep di prova (“Anima latrina”), lo stesso succede anche per il seguito “Autopsia” tramite “Compreso il cane” (2014), un mini-Cd di abbozzi acustici da cui spicca appena “Ballo solo al supermercato”, sorta di outtake degli Stormy Six (ma fa meglio lo scherzetto “gucciniano” di “L’animale notturno”).
“Autopsia” a partire dal titolo riprende con decisione il discorso lasciato in sospeso con “L’uomo nudo”. I flussi di coscienza, danzanti folkish, di “Soltanto il peggio” e “Primo discorso”, vanno allo sfacelo in una cornice di nevrastenia fatta di tremoli striduli. Ancor più surreale è “Scegli me”, litania nichilista recitata da un Bugo supportato da dei Violent Femmes glacialmente remixati.
Quanto segue non approfondisce questi esperimenti e appiana l’umore: il recitativo giullaresco in versi liberi di “La responsabilità civile dello chef”, la grazia monteverdiana di “Il chiodo” (ma resa meno seriosa da farfisa e drum machine giocattolo), l’arguta costruzione della giostrina Dylan-iana di “Bassifondi”, un valzer conteso tra mantra e prontuario esistenziale. Poi il disco sbanda verso i riempitivi, ma almeno la disamina finale della title track diffonde una morale che si fonde nel cordoglio degli archi. I fantasmi della vita pian piano spariscono, o meglio, l’autore vi dialoga in pace.
A costo di ripetersi autisticamente, Lanza appronta un diario composito e sonda la psiche con eclettismo vocale e un acceso humour d’autoironia. E’ in buona parte trafitto da sottigliezze elettroniche – produzione di Alessandro Fiori – che spappolano e diradano le canzoni, le rendono quasi espressioniste. Un buon superamento del rinogaetanismo imperante.
01/02/2015