Multicast Dynamics

Aquatic System

2015 (Denovali) | ambient-drone, dark-ambient, electroacoustic ambient

Emerso da poco più di un paio d'anni nell'underground olandese, Samuel Van Dijk ci ha messo poco a raggiungere la sempre ambita corte di casa Denovali. Merito di una ricetta più personale che inedita, sintesi di una varietà di esperienze – dalle direttrici più ambientali e raffinate della techno alle atmosfere dilatate del drone – in cui il giovane artista si è cimentato in questi primi anni di carriera. Multicast Dynamics è nello specifico l'ultimo in ordine di tempo dei suoi progetti, e pertanto il più omogeneo e sommativo.

Come di consueto, l'etichetta tedesca ha abbinato la ristampa del primo parto dell'act, “Scape” (uscito l'anno scorso per la divisione ambient della locale Kaukana Väijyy) a un lavoro nuovo di zecca, ovvero questo “Aquatic System”. L'usuale elegantissima copertina fa da apriporta a un'opera lussureggiante e densa, il cui pregio principale è però quello di portare un mondo complesso e articolato come la sound art a uno stadio intermedio, facilmente fruibile anche dai non-cultori.

Diluito grazie all'implemento di frequenze e stratificazioni armoniche, il disco segna comunque una decisa svolta verso il cosmo immersivo, grazie a dieci piccoli saggi di paesaggismo sonoro. L'acqua è già dal titolo la protagonista assoluta del soundscape, e in forma di gocce e rintocchi accompagna la narrazione dei droni nell'iniziale “Oriva”, ripetendosi per gran parte del disco. Lo schema è infatti lo stesso assunto anche nella più scura e profonda “Valta” e nella “risalita” in superficie di “Nebulous”, dove qualche raggio di luna si fa strada nel buio.

L'intero disco è concepito come racconto sonoro di una serie di immersioni a varie profondità. I gelidi microsound della scarna “Amphibi” segnano il contatto con forme di vita altre e lo smarrimento della dimensione percettiva, e i rumorismi sinistri che svettano nella corrente post-trancedelica di “Sinua” annunciano il raggiungimento di un primo abisso. Siamo dalle parti del Galati più acquatico, ma anche delle sonorizzazioni dell'ultimo Robert Henke sotto l'influenza decisa dei padri del soundscape – da Francisco López a Thomas Köner.

La meticolosa ricerca sul sound design e la sostanziale monocromia che caratterizzano l'album non impediscono a occasionali sprazzi di colore di spuntare all'improvviso. Succede quasi subito nella cascata vivida di “Untila”, aggraziata da un drone blu cobalto. E ancor più spesso capita nella fase finale del disco, dove l'evanescente “Vaihe” e l'elettrizzata “Vascular” circondano e isolano la glaciale “Tie”, a un passo dalla recente prova solista di Neel. Il finale ambient-techno di “Hiernamaals”, infine, traccia un continuum con il passato di Dijk, riavvicinando il suo mondo sonoro all'influenza dei Dadub e completando la panoramica su un lavoro parnassiano quanto (splendidamente) accessibile.

(29/08/2015)

  • Tracklist
  1. Oriva
  2. Untilia
  3. Valta
  4. Amphibi
  5. Sinua
  6. Nebulous
  7. Vaihe
  8. Tie
  9. Vascular
  10. Hiernamaals
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