Pure Bathing Culture

Pray For Rain

2015 (Memphis Industries) | dream-pop

Svestiti i panni di folksinger, Daniel Hindman e Sarah Versprille, con il primo progetto a nome Pure Bathing Culture, hanno abbracciato le dialettiche dream-pop, accantonando definitivamente l’esperienza coi Vetiver, altresì gettando un ponte tra i Cocteau Twins e l’easy-listening anni 80.
Con John Congleton (St Vincent, Angel Olsen) in cabina di regia al posto di Richard Swift (produttore dell’esordio del 2013 “Moon Tides”), il duo mette a punto un suono ancor più personale, con dieci tracce di pop music che travolgono l’ascoltatore grazie a una robusta dose di melodia.

“Pray For Rain” mette a nudo l’anima dei Pure Bathing Culture: i due, senza presunzione o enfasi, schierano dieci canzoni tanto innocue quanto gradevoli, anche se il loro status di musicisti viene sacrificato in nome di un progetto più raffinato e coeso.
L’album tradisce in parte le attese: mentre la chitarra indietreggia lasciando la scena a raffinate architetture di synth, la voce si ingravida di riverberi, che, pur allontanando lo spettro di Elisabeth Fraser, fanno scivolare il tutto verso lidi mainstream.

Nulla di grave, sia ben chiaro, ma la nuova dimensione stilistica dei Pure Bathing Culture non regge il confronto con l’atmosfera più crepuscolare dell’esordio. La luce che si è impossessata di “Pray For Rain” ha fatto scomparire quelle ombre e quei chiaroscuri che garantivano un approccio meno fugace e un piacere più intenso e intimo.
Quando la leggerezza incrocia l’ispirazione, tutto gira per il verso giusto, offrendo a Sarah Versprille l’opportunità di mettere in mostra le sue doti d’autrice e interprete: questo accade nella più introspettiva “Singer” o nel vivace elettro-pop di “Palest Pearl”.

Le più articolate “Clover” e “The Tower” sviluppano al meglio il nuovo corso sonoro, con arrangiamenti ricchi e intelligenti, che in parte rievocano le intuizioni dei Fleetwood Mac post-“Rumours”, anche se le ballate “Darling, Save Us” e “Maximilian’s Ring” mostrano le prime crepe di un sound a tratti troppo artificioso e freddo, che congela molte delle buone intuizioni liriche.
Nonostante tutto, il secondo album dei Pure Bathing Culture resta dignitoso e a tratti rimarchevole, ma apre la strada a una gradevole mediocrità che rischia di trascinarli nell’anonimato e nella banalità del mainstream.

(27/01/2016)

  • Tracklist
  1. The Tower
  2. Pray For Rain
  3. Palest Pearl
  4. Clover
  5. Darling, Save Us
  6. Singer
  7. She Shakes
  8. Maximillian's Ring
  9. I Trace Your Symbol
  10. In The Night, In The Peaceful Night


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