Spidergawd

II

2015 (Crispin Glover Records) | hard-psych

La proverbiale prolificità dei Motorspycho è nota a tutti: dal 1991 sfornano dischi (sovente doppi) con rigorosa cadenza svizzera. Non contenti di andare avanti da anni con l’instancabile ciclo continuo album-tour-album-tour, alcuni di loro trovano allegramente tempo e voglia di strimpellare con amici vecchi e nuovi.
A Trondheim uno dei modi migliori per sconfiggere i freddi inverni è chiudersi in cantina a suonare per ore con una bella scorta di birra: nascono così gli Spidergawd.

Trattasi di un divertissement, inizialmente partito in maniera estemporanea e senza grosse pretese, con dentro Bent Saether e Kenneth Kapstad (vale a dire basso e batteria della formazione alt-rock norvegese più importante di sempre) accompagnati da Per Borten (voce e chitarra di Cadillacs e New Violators) e Rolf Martin Snustad (sassofonista nella cult-band Hopalong Knut).
Le session soddisfano così tanto i quattro musicisti che nel 2014 vengono riversate nell’omonimo sorprendente disco d’esordio; a distanza di pochissimi mesi, con sollecitudine d’altri tempi, ecco il secondo capitolo.

La chitarra blues che apre “… Is All She Says” è volutamente fuorviante, giusto un paio di minuti ed ecco il muro di suono prendere forma, un vortice che nel corso delle nove tracce qui ospitate amalgama con sapienza e mestiere attitudine hard e slanci psichedelici, senza mai lasciar da parte la ricerca della fruibilità (per quanto possa ritenersi mai fruibile, almeno dalle grandi masse, la musica proposta da questi signori).

Fra i principali punti di riferimento si scorgono i movimenti stoner dei Queens Of The Stone Age e le strizzatine d’occhio furbette dei Foo Fighters (basti ascoltare la dura eppur scorrevolissima “Tourniquet”), il tutto assemblato in evidente Motorspycho style, quindi chitarroni e strutture che ospitano piccole jam, come accade nella strumentale “Careulean Caribou”, arricchita dalle interferenze free-jazz, complice il sax di Snustad.

Il fatto che non sia Bent a cantare contribuisce a evitare che questo progetto possa venire troppo facilmente catalogato come Motorpsycho II, e anche se alcune matrici inevitabilmente tendono a coincidere, siamo al cospetto di un lavoro che si muove in maniera piuttosto diversa.
Che poi non ci sia granché di nuovo o rivoluzionario fra questi solchi, beh, inutile negarlo. Resta comunque un gran bel sentire, da musicisti sempre parecchie spanne sopra molti colleghi più o meno illustri, tanto per l’ispirazione nella scrittura quanto per le capacità tecniche costantemente espresse.

(10/04/2015)

  • Tracklist
  1. … Is All She Says
  2. Tourniquet
  3. Crossroads
  4. Fixing To Die Blues
  5. Careulean Caribou
  6. Get Physical
  7. Made From Sin
  8. Our Time (Slight Return) 
  9. Sanctuary
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