Tapes Amateurs

Tapes Amateurs

2015 (Plastica Marella (editore in modo moderno)) | post-industrial techno

Responsabile della rinascita degli ottimi Gustoforte, riscopritore di quel tesoro nascosto della library music tricolore quale è “Pape Satan” di Fabio Fabor, Plastica Marella (editore in modo moderno) questa volta si supera in quanto a stramberia, creatività e sfrontatezza pubblicando l'esordio di Tapes Amateurs, misterioso duo di artiste/performer alle quali è passata per la testa la brillante idea di produrre un disco suonato con la vagina. Sì, avete capito bene, un disco suonato proprio con la vagina. Vagina probabilmente intesa come “strumento” liberatorio, almeno così pare evidenziare un particolare passaggio della press-sheet: “La vagina torna a far danzare le anime liberate dalla dittatura del padre: il patriarcato ha tentato di cancellare l'intimità della donna fin dalla notte dei tempi”.

Sarà vero o non sarà vero? Diciamolo, scoprirlo interessa fino a un certo punto. Quello che, invece, più incuriosisce è capire come diavolo abbiano fatto le ragazze a ottenere da uno strumento così insolito, relativamente all'obiettivo finale, i suoni che compongono le tre tracce del vinile in questione. Ecco, queste due veneri della vulva, queste due supreme scampanellatrici delle labbra vaginali che si fanno chiamare Lola Hudson e Gloria Farr (chi si ricorda di Kriminal?), pare abbiano fatto suonare ciò che mai si sarebbe pensato potesse suonare  almeno non nel senso comunemente inteso del termine "suonare"...  sfregando dei microfoni a contatto sulle loro vagine. A quel punto speciali ricettori hanno registrato il battito dei loro uteri, il percuotere delle loro grandi e piccole labbra, lo scorrere dei loro umori vaginali.

Ovviamente mi sono servito della press-sheet per descrivere l'atto creativo, sfido chiunque di voi a desumere le metodologie specifiche che hanno generato questo tipo di suoni dai suoni medesimi. Ammesso che Tapes Amateurs non ci stiano prendendo in giro, cosa ha prodotto un procedimento così bizzarro? Be', ha prodotto una musica densa dal punto di vista texturale, scura per quanto concerne le atmosfere e ripetitiva fino all'esasperazione. Una musica che potremmo definire industrial-techno minimal-vaginale, con tutte le virgolette del caso.

Intendiamoci, virgolette fino a un certo punto, perché il risultato finale è molto più musicale di quanto le premesse lascerebbero suppore. A tratti vi sembrerà di ascoltare una versione ancora più cupa di Shackleton, mentre altri passaggi richiamano la techno tagliente e materica di alcune produzioni Stroboscopic Artefacts, e con ciò mi riferisco soprattutto a un produttore come Xhin. Cosa aggiungere ancora? Nient'altro, se non che l'unico difetto del disco è la sua durata: una ventina di minuti appena di pussy in action sono davvero troppo pochi, almeno per il sottoscritto.

P.S. Ah, dimenticavo, sulla valutazione del disco non poco ha inciso la magnifica copertina.

(15/12/2015)

  • Tracklist
  1. Nervous Shock
  2. Squirt
  3. Power Of The Pussy