Tom Brosseau

Perfect Abandon

2015 (Tin Angel) | songwriter, folk

Il perfetto abbandono che intitola il nuovo album di Tom Brosseau è collegato, nelle dichiarazioni dell’autore, a quell’immagine di copertina e a quel cappello apparentemente in bilico, che difficilmente lascerà il capo del suo padrone. Il perfetto abbandono stilistico è invece racchiuso nell’architettura sonora di John Parish, che ha prodotto e registrato l’album con l’ausilio di un unico microfono.
La messa in scena delle nuove canzoni di Tom Brosseau è difatti affidata a un‘organizzazione degli strumenti da live session, che al variare dell’atmosfera modifica la collocazione degli stessi rispetto al microfono, al fine di ottenere sfumature diverse per ognuno dei dieci capitoli.

Nonostante una cospicua discografia, il musicista del Nord Dakota non ha mai varcato i confini della notorietà, ma resta difficile trovare nel suo percorso artistico qualcosa di disdicevole o inutile, anche se dopo la sbornia di sovrapproduzione che aveva inficiato in parte le buone idee di “Posthumous Success”, il passo falso di “Grass Punks” (che lo vedeva rientrare dopo cinque anni d’assenza) sembrava porre un sigillo alla sua carriera.
Per riagguantare l’ispirazione di quel poco noto gioiellino degli esordi (“The Blue Record”) e le suggestioni del suo album più intenso “What I Mean To Say Is Goodbye”, Brosseau mette a punto delle canzoni più accorate e intime, che discorrendo della coscienza e dell’etica umana, rispolverano i temi dell’amore e dell’amicizia, che ben si adattano al clima essenziale e al prevalente tessuto elettroacustico del progetto.

Una batteria che suona come una vecchia scatola riadattata al caso, il timido contrabasso e le fugaci incursioni di organo e chitarra elettrica (Ben Reynolds dei Trembling Bells) creano il giusto humus per far sbocciare le piacevoli intuizioni liriche dell’autore.
Si ha l’impressione di essere parte dell’evento, il realistico suono live dona ampio respiro al romanticismo retrò di “Tell Me Lord” o al folk da Greenwich Village di “Empire Builder”.
Anche la voce recupera profondità e spessore emotivo, sottolineando i sei minuti della conclusiva “The Wholesome Pillars” e il suo trascinante crescendo poetico. Il rinnovato ardore del songwriting in verità fa bella mostra di sé in molti episodi, partendo dalle inflessioni rock di “My Sweetest Friend”, passando per le venature blues di “Roll Along With Me” e stimolando la fantasia con la deliziosa filastrocca di “Island In The Prairie Sea”, che sembra uscire dalle migliori pagine di Donovan.

“A Perfect Abandon” è il vero comeback album di Tom Brosseau, una felice intuizione creativa che ripristina il potere narrativo di una musica d’autore spesso imbrigliata dall’ambizione e dalla retorica.
Bentornato Tom.

(15/03/2015)

  • Tracklist
  1. Hard Luck Boy 
  2. Roll Along With Me 
  3. Tell Me, Lord
  4. Take Fountain 
  5. Landlord Jackie
  6. The Empire Builder 
  7. Goodbye, Empire Builder
  8. Island In The Prairie Sea 
  9. My Sweetest Friend 
  10. The Wholesome Pillars




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