Vanessa Van Basten

Ruins

2015 (Solar Ipse) | post-rock, post-metal

E' giunto il momento anche per i genovesi Vanessa Van Basten di tirare un po' le somme della loro decennale carriera musicale con un discreto album antologico di inediti e rarità. Con soli due veri album al loro attivo, un paio di split-album e qualche singolo, i Vanessa Van Basten, creazione del polistrumentista Morgan Bellini in primis con interventi di Stefano Parodi al basso e di Roberto Della Rocca alla batteria, hanno saputo ritagliarsi un posto di tutto rispetto nel poco felice panorama "avantgarde metal" italiano. Chi vide in loro dei possibili seguaci di gruppi come Novembre e Klimt 1918 prese un abbaglio. I Vanessa Van Basten sono un gruppo molto più intellettuale e colto, che nulla concede alle facili melodie appetibili alle masse di annoiati ragazzini finto-emo in crisi esistenziale.

La Solar Ipse (neonata etichetta triestina che ha già in catalogo un interessante titolo di Werner Durand e che fa capo all'omonima bella rivista musicale) di Loris Zecchin ha proposto al gruppo di scegliere alcuni scarti e demo, registrati dal 2006 al 2013, e di riordinarli in questo "Ruins", incollandoli l'uno con l'altro, formando così un unico poema sinfonico. Fortunatamente, rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare da facili operazioni come queste, il livello qualitativo quasi eguaglia quello degli album.
Innanzitutto soprende la pulizia sonora delle registrazioni, che non sembrano certo provini registrati a caso e poi riposti in un cassetto. La bella copertina in classico stile 4AD degli anni Ottanta (ricorda molto da vicino quella di "The Comfort Of Madness" dei Pale Saints) potrebbe essere non stata scelta a caso, dato che il disco termina con una cover di "Advent" dei Dead Can Dance.

La prima metà dell'album è quella che contiene i brani migliori, dallo shoegaze stratosferico a tinte metal di "Godfather" e "Wien/Cholinergic part II" (con i primi Katatonia dietro l'angolo) alla witch-house celestiale dei Salem di "All Cats Are Graves", dal post-rock massimalista dei Goodspeed You! Black Emperor di "China 2999" e di "Eldorado", al crescendo vorticoso di "Odyssey Song" fino all'incrocio tra il possente sludge-metal degli Isis e il post-rock dei Tarentel di "Arbeit".
Meno pregnanti i pezzi posti in chiusura ("L'Uomo Che Comprava il Tempo", "27 Bricks Of Our Future", "Sketch 07"), che rifanno troppo il verso a se stessi, ripetendo più o meno lo stesso canovaccio. Anche la potenza compressa di "Epic Victor" risulta francamente un po' troppo sopra le righe e non aiuta a innalzare il livello qualitativo della raccolta (anzi, un poco lo abbassa).
Peccato, tralasciando qualche brano e magari inserendone altri, questo sarebbe potuto essere il loro miglior disco in assoluto. Ciò non toglie però che i Vanessa Van Basten rimangano sempre una spanna al di sopra rispetto alla media di gruppi italiani simili.

Curiosa poi l'esplicita raccomandazione scritta dalla Solar Ipse sul retro copertina: "Si prega di rispettare la volontà dell'etichetta a non caricare la musica di questo disco su blog e altri servizi internet di scambio files". Come poter dar loro torto? Chi ancora crede in un'attività discografica, portata avanti artigianalmente, crede anche che il supporto fisico sia parte integrante del contenuto musicale. Questo, a prescindere dai soldi investiti nella realizzazione di supporti fisici (che, per ovvie ragioni, non torneranno mai indietro).

(21/01/2015)

  • Tracklist
  1. Godfather
  2. All Cats Are Graves
  3. China 2999
  4. Odyssey Song
  5. Lapsteel Intro
  6. Arbeit
  7. Sketch 07
  8. Eldorado
  9. Wien/Cholinergic part II
  10. L'Uomo Che Comprava Il Tempo
  11. 27 Bricks Of Our Future
  12. Epic Victor
  13. Advent
Vanessa Van Basten su OndaRock
Recensioni

VANESSA VAN BASTEN

Closer To The Small Dark Room

(2011 - Robotic Empire)
Le nuove traiettorie della creatura prediletta di Morgan Bellini

VANESSA VAN BASTEN

Psygnosis

(2009 - Consouling Sounds)
L'approdo totale della band di Morgan Bellini, in un Ep di due tracce

VANESSA VAN BASTEN

La stanza di Swedenborg

(2006 - Eibon / Coldcurrent / Noisecult / Radiotarab)
L'interessante debutto di un duo genovese

Vanessa Van Basten on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.