23 And Beyond The Infinite

Loath: Insane Mind Festival

2016 (miacameretta records) | neo-psych

Nata solo nel 2012 e con un paio di interessanti lavori alle spalle, la band di Benevento formata da Angelo Zampelli (batteria e percussioni), Alessio del Donno (basso e chitarra), Vincenzo Concia (chitarra, voce e synth) e Cosimo Boscaino (chitarra e voce) arriva alla seconda prova full length con tante promesse da mantenere e uno spirito saldamente ancorato al sound che l'ha fatta conoscere a quei pochi che hanno avuto la fortuna di incrociare "Dumbo Gets Drunk" o "Faces From The Ancient Gallery".

"Loath: Insane Mind Festival" è composto da sette canzoni, per apparenti settantuno minuti che in realtà sono molto meno, visto che l'ultima traccia in tracklist ("Bones Reverberation") è allungata in un enorme silenzio che anticipa l'immancabile ghost track. "Loath: Insane Mind Festival" è un album dedito alla messa in pratica di una lezione neo-psych che non avrà troppi interpreti in terra italiana, ma, nel resto del mondo, non manca di eccellenze ed è anche per questo che, nonostante le indubbie qualità espressive ed esecutive della band, il risultato non suona molto distante da una tediosa trasposizione dei migliori Black Angels soprattutto (anche lo stile vocale non si discosta troppo da quello degli angeli neri di Austin).
Inutile scomodare paragoni con il passato della psichedelia e della sperimentazione six/seventies come lo è anche cercare rimandi al miglior shoegaze d'oltremanica, perché queste apparenti influenze altro non sono che tutto il mondo, le radici, le basi che hanno poi portato alla neo-psichedelia attuale e dunque finiscono per riguardare ogni band della scena nuova aperta sul finire dei Settanta da The Teardrop Explodes ma, pensando al presente, resa forte nei Novanta da Flaming Lips, Spiritualized, Panda Bear, Animal Collective, oltre che i già citati.

Che cosa aggiunge, dunque, un disco come questo "Loath: Insane Mind Festival" dei 23 And Beyond The Infinite al panorama nel quale va a incastonarsi? A dire il vero, poco e niente. La struttura dei brani è sostanzialmente la stessa dei più noti colleghi, la strumentazione anche, i suoni, gli effetti, l'impostazione canora non fanno altro che ripetere una formula ora certo in voga ma non proprio originale.
Suonare come The Black Angels senza essere loro espone a grossi rischi perché, dispiace dirlo, alla fine il confronto non regge sotto il peso di suoni meno ricercati, resa più spicciola, melodie meno accattivanti, sound più scarno, voce meno intensa specie sotto l'aspetto timbrico e tutta una serie di confronti nei quali vedono sempre la peggio i nostri italiani.

Eppure non tutto è da buttare, perché messe da parte le considerazioni precedenti, restano canzoni ben costruite e qualche buona intuizione ("Darlene's Donut") a darci la voglia di continuare a far girare nel piatto questo "Loath: Insane Mind Festival". Un disco assolutamente da ascoltare, se siete appassionati insani di mente come me di questo genere, ma che è, al contrario, una discreta perdita di tempo per chi non ne ha ancora avuto per "Passover", "The Soft Bulletin" o "Person Pitch".

(22/04/2016)

  • Tracklist
  1. Call One
  2. From The Future To You
  3. The Wild Truth
  4. Darlene's Donut
  5. Get Wet!
  6. 800 €
  7. Bones Reverberation
  8. Ghost Track
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