Carter Tanton

Jettison The Valley

2016 (Western Vinyl) | indie-pop, folk

Già membro dei Lower Dens nonché frontman del progetto Tulsa, Carter Tanton con il suo secondo album “Freeclouds” (2011) non era riuscito a mettere a fuoco alcune discordanze stilistiche. La commistione di vecchia musica country e indie-pop suonava ibrida e poco convincente, nonostante la buona caratura del songwriting.

Cinque anni non sono passati invano e Carter Tanton trova finalmente la sua identità. La maturità che sprigiona “Jettison The Valley” è frutto di una maggior consapevolezza delle sue doti vocali e di quelle d’autore. Inoltre, un interessante nugolo di ospiti fa lievitare deliziosamente il tono crepuscolare e intimo dell’album.
Il suono dei synth è ora meno invadente, il contesto lo-fi si è impossessato delle pulsioni pop con elegante romanticismo, le incongruenze sonore sono notevolmente ridotte e il filo comune dei testi (le difficoltà di una rottura sentimentale) creano un piacevole trait d'union lirico.

L’ombra di Neil Young è sempre dietro le quinte del sound, al punto che si materializzano deliziose costole sonore di “Harvest” (“Diamonds In The Mine”) o di “After The Gold Rush” (“The Dressmakers’ Girl”) con suggestive sequenze di steel guitar (“Fresh Faced Claire”), armonica e acustica a 12 corde. Sharon Van Etten illumina il percorso delle due ballate più accattivanti, tra intriganti ibridazioni pop-folk (“29 Palms”) ed echi di Phil Spector (“Through The Garden Gates”).
“Jettison The Valley” risente altresì del lungo soggiorno di Carter Tanton in Inghilterra: il tocco brillante delle chitarre spesso evoca gli Smiths, sfiorando il plagio (per eccesso d’amore) in “Poison In The Dark”.

L’autore riesce a sorprendere per quel piacevole azzardo che in “The Long Goodbye” mette insieme il country di Nashville e il pop californiano degli Eagles (siamo dalle parti del glitch), mentre la title track eleva l’ibridazione tra passato e presente in un pregevole e atipico uptempo che sposa soluzioni weird-folk, affidando alla voce di Marissa Nadler la catarsi emotiva e armonica.
Qualche leggera sbavatura non inficia il risultato finale, anche se appare evidente che gli amanti del sound americano troveranno motivi di disappunto nella contaminazione tutta english di molti arrangiamenti (“3:30”).

“Jettison The Valley” non è solo l’album più consistente e solido che il musicista americano abbia mai realizzato, ma anche un prezioso antidoto all’invasione di songwriter voce e chitarra pronti a insidiare la stagione concertistica e discografica prossima futura, io vi ho avvisato.

(23/09/2016)



  • Tracklist
  1. Twentynine Palms
  2. Fresh Faced Claire
  3. The Long Goodbye
  4. Poison In The Dart
  5. Jettison The Valley
  6. 330
  7. The Dressmaker’s Girl
  8. Through The Garden Gates
  9. Diamonds In The Mine


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