Gareth Dickson

Orwell Court

2016 (12k) | alt-folk, fingerpicking

Prosegue imperturbato il progetto artistico di Gareth Dickson, uno dei cantautori britannici più interessanti degli ultimi anni, che ha ben imparato la lezione di Nick Drake (“Snag With The Language”), elevandola, astraendola, col rischio, a volte, anche di appiattirla su “descrizioni” ambientali suggestive quanto calligrafiche. “Orwell Court” segue “Quite A Way Away” (2012) dopo un periodo comunque prolifico, in cui è uscita una raccolta live del suo intenso tour seguente.
Ma il tempo passato si nota, in questo quarto lavoro in studio, con uno stile decisamente più asciutto, che si esprime in brani “puliti”, ben più lineari che in passato, ad acuire un’espressività “post” e più direttamente emozionale, in un afflato scenografico che può ricordare il Matt Elliott di quest’anno.

Questa calligrafia dell’isolamento e della malinconia (“Red Road”) si ritrova così acuita nelle divagazioni “ambientali” del disco (lo sfarfallio epifanico de “The Solid World”, il fingerpicking elegiaco di “Atmosphere”), senza mai suonare superficiale, va detto, ma neanche davvero ficcante; priva, per dire, dello spirito fortemente “umano” di un “Gray Lodge Wisdom”.

Si tratta comunque del disco di appeal più generale di Dickson, che potrebbe fare proseliti anche al di fuori della nicchia strettamente cantautorale.

(15/12/2016)

  • Tracklist
  1. Two Halfs
  2. The Big Lie
  3. Snag With The Language
  4. The Hinge Of The Year
  5. Red Road
  6. The Solid World
  7. Atmosphere
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Recensioni

GARETH DICKSON

Quite A Way Away

(2012 - 12k)
Picking irrequieto e atmosfere intimiste in una delicata unione d'intenti

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