How Beats Why

Blunk

2016 (New Sonic) | avant-pop

Fondato dal romano cantante e chitarrista Giorgio "Posho" Carotenuto, How Beats Why si completa del batterista Francesco "Pit" Pitarra e, per il nuovo lavoro su lunga distanza "Blunk", assolda due nuove leve al femminile, entrambe cantanti e tastieriste, Sabrina Coda (anche sax, di tutti i tipi) e Nicoletta Nardi.

Appurate le somiglianze con Dirty Projectors ("This Song Is Not Mine", "I Want A New Dance") e Fiery Furnaces ("Vacuum Queen"), ma rielaborate con originale competenza, l'album comincia in modo schizofrenico. Relativamente tradizionali ma anche altamente sentite, personali e personalizzate, sono la title track, sorta di remix della "Quiet Storm" di Smokey Robinson, e l'altrettanto black-soul "Inspiration Radio", carica di trovate circensi (scratch di vinile, ripetizioni autistiche, tastiere comiche). Sono momenti che fanno avvicinare il complesso alle gag dadaiste di Canterbury.

La spumeggiante "Wait, Wait, W", altro esempio lampante del loro progressive melodico, spezzettato e frammentario (talvolta inconcludente), sembra persino smarrire il filo del discorso armonico. "Standing Wave" allora preferisce un ritmo batucada, ritornelli un po' canticchiati e un po' urlati, e fanfare atmosferiche di tastiere e sassofono. E ritrova poi quel filo nella cantata a due di "Mangroves" (peraltro una delle più spettrali), anche una dimostrazione di affiatamento d'interplay, fino a dilagare in "Sugar Lumps", nel suo crescendo che parte da una zona bucolica di arpeggi con sovratoni da varietà alla Studio Davoli, fino a infuocarsi e, poi, a cedere di nuovo il passo a una sordina, stavolta mostruosa.

Secondo disco della compagine, che riscatta lo scombiccherato esordio di "Pink Pigeon" (2013), pure scritto dall'inventivo Posho, arrangiato e prodotto in plenum. Anche qui analizza la psiche dell'orchestrazione d'intrattenimento in una labirintica, fantascientifica festa d'insieme, in grado di mischiare passato e futuro. Oltre a essere una raccolta divertente, è uno dei tipici ma rari casi di esterofilia creativa che evita futili pose antinazionaliste. Il rovescio è piuttosto la conclusione ("Sleep", dodici minuti di trance cosmica), ghost track che non ha nulla a che spartire con quanto la precede, come se d'improvviso suonassero in una dimensione parallela. Non si possono però trascurare i meriti degli strumentisti, dal sax sornione alle tastiere sfuggenti a una batteria surreale, tutti in forma.

(18/07/2016)

  • Tracklist
  1. Blunk
  2. Inspiration Radio
  3. Wait, Wait, W
  4. Vacuum Queen
  5. Standing Wave
  6. On Jealousy
  7. Mangroves
  8. I Want A New Dance
  9. This Song Is Not Mine
  10. Sugar Lumps
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