Ice Choir

Designs In Rhythm

2016 (Shelflife/Fastcut) | synth-pop

Ci vuole un sacco di tempo per fare questo tipo di musica.
Parola di Kurt Feldman. C'è proprio da credergli: il breve ascolto di "Designs In Rhythm" scivola via come un rinfrescante bicchiere d'acqua frizzante, ma anche con un solo ascolto casuale noterete subito in sottofondo la più sfrontata e plasticosa delle retromanie, perpetrata tramite l'utilizzo di tastieroni anni Ottanta gonfi come l'aria fritta dei muscoli di Mike e François (li ricordate? Erano i personal trainer di Zsa Zsa Gabor). E nel 2016 tali premesse potranno puzzare (nuovamente) di muffa, ma il giochino funziona perché Feldman è un vero e proprio "cesellatore di suoni" e ha la pazienza di passare mesi a levigare ogni singolo solco di tastiera che incide. Il risultato è un impasto tremendamente efficace e qualitativamente ineccepibile, ottenuto tra l'altro partendo dalla più impietosa feccia del mondo dei sintetizzatori - dal letame nascono i fior...

Così si passano in rassegna i ricordi di vecchi dischi di Pet Shop Boys, Tears For Fears e a-ha, e anche se Feldman di per sé non ha una voce particolarmente espressiva (le sue corde vocali di caucciù a tratti sembrano un George Michael affetto da adenoidi), il risultato va a braccetto con le trame pulsanti del suo collaudatissimo combo tra basso e drum machine. Al resto pensano una serie di canzoni sfiziose e accattivanti, arrangiate con estro e rumorini metallici; la sbarazzina e irresistibile "Windsurf" sfreccia via sulla spuma di mare in bilico tra un filo di armonica e lozioni per il corpo ai frutti tropicali, mentre "Variant" si avvale dei contrappunti di un fretless sulla scia di un'altra icona indie anni Ottanta quale Mick Karn. E il lentazzo della title track ha un tocco tutto duraniano.
Spiccano comunque un paio di momenti di songwriting alquanto ispirato: "Noosphering" si muove su una densa base electro, mentre il pezzo dal titolo più old fashioned di sempre - "Amorous In Your Absence" - presenta uno dei ritonelli più marpioni dell'anno condito da synth che sfrigolano come patatine nell'olio bollente.

Non è un caso che il progetto Ice Choir sia amatissimo in Giappone, dove infatti Feldman va spesso in tour assieme alla sua band. "Designs In Rhythm" attua un ripescaggio di quelle sonorità che a loro volta avevano ispirato il fenomeno del city-pop nel Sol Levante, creando un turbinio di omaggi e rimandi senza fine. Ma il tutto viene (ri)proposto con un'eleganza e un'esecuzione tecnica che non lascia proprio spazio a critiche di sorta; certamente non sarà nulla di nuovo, come già non era nulla di nuovo il precedente "Afar", ma nella vita di tutti i giorni ogni tanto ci sono anche quei momenti durante i quali è mille volte più piacevole ascoltarsi un album come questo che non andare alla ricerca della tendenza del momento. Se retrò dev'essere, allora nulla è più gustoso della salsa di plastica rosa che viene servita in scintillanti calici verde smeraldo al bar del Coro di Ghiaccio. Io son già lì con la cannuccia in bocca.

(04/10/2016)



  • Tracklist
  1. Let's Music
  2. Unprepared
  3. Designs In Rhythm
  4. Windsurf
  5. Variant
  6. Spectacle
  7. Noosphering
  8. Amorous In Your Absence
  9. Comfortable
  10. The Garden Of Verse




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