James

Girl At The End Of The World

2016 (BMG) | alt-rock, synth-pop

Con oltre trent'anni di storia alle spalle, ivi compresi due iati invero piuttosto brevi, i James sono una delle rock band più longeve dell'intero panorama britannico. Dagli esordi a metà anni Ottanta incoraggiati da Morrissey in persona agli alti e bassi degli anni Novanta, giusto in tempo per cavalcare e mescolare le ere della new wave, del movimento baggy e i riflessi luccicanti del britpop (senza dimenticare gli esperimenti ambient a braccetto con Brian Eno), la band di Manchester ha attraversato le fugaci mode del momento cercando di mantenere un timbro unico e le sue peculiarità intatte: il tocco melodico, un'epica applicata al pop-rock perennemente in bilico tra tentazioni da classifica e ricerca di un'identità più spessa, non ultimo il timbro caldo e riconoscibile di Tim Booth, tuttora uno dei migliori interpreti sulla scena inglese.

Da musicisti navigati quali sono, i James hanno da tempo intuito che l'intero bagaglio di esperienze accumulate fin dal lontano 1982 può ancora essere riutilizzato, sintetizzato, risistemato semplicemente invertendo l'ordine dei fattori o variando le percentuali degli ingredienti. E questa libertà di svariare a piacimento tra i generi, ormai privata del fardello di dover dimostrare alcunché, è forse oggi come oggi il vero asso nella manica che il combo mancuniano si può giocare.

Se un paio d'anni fa "La Petite Mort" rappresentava l'ennesima (e per certi versi inaspettata, quantomeno a livello qualitativo) rinascita, "Girl At The End Of The World" non può che diventarne un'appendice magari meno ispirata ma d'altro canto più duttile nella proposta. La stratificazione dovuta all'impiego di tastiere, fiati, archi, talvolta anche drum machine, non appesantisce mai l'impalcatura dei brani, anche se è indubbio che siano i capitoli più essenziali e schietti quelli meglio riusciti: le ballatone "Nothing But Love" e "Feet of Clay", incorniciate dai migliori chorus qui proposti, ma pure la precisa calligrafia pop di "Girl At The End Of The World" e la pregevole cartolina new wave "Dear John".

Il resto del repertorio si barcamena con risultati alterni tra incroci sonori più o meno prevedibili: l'appendice house di "Surfer's Song", le propulsioni motorik di "Bitch", la declinazione in francese della scialba "Alvin", le ambizioni mainstream à-la Killers di "To My Surprise", l'alt-rock su di giri di "Catapult" e "Moving Down South". Differenti lati di una stessa medaglia che, se strofinata per bene, riesce ancora a brillare.

(19/04/2016)

  • Tracklist
  1. Bitch
  2. To My Surprise
  3. Nothing But Love
  4. Attention
  5. Dear John
  6. Feet of Clay
  7. Surfer's Song
  8. Catapult
  9. Move Down South
  10. Alvin
  11. Waking
  12. Girl at the End of the World
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