Nap Eyes

Thought Rock Fish Scale

2016 (Paradise Of Bachelors) | alt-country

Hanno atteso il momento giusto, alla Paradise of Bachelors, per scritturare i canadesi Nap Eyes, venuti giù da Halifax col loro brillante alt-country, dal tono confidenziale e inevitabilmente secondario. Come sempre, i titoli PoB non si fermano alla superficiale etichetta “roots”, ma formano una proposta elegante e vitale allo stesso tempo, fortemente caratterizzata – e i Nap Eyes ovviamente non sono da meno.

“Lion In Chains”, pezzo centrale di questo secondo disco, la giusta maturazione consacrata dalla nuova etichetta per la band di Halifax, così come era successo per i Promised Land Sound, espone Neil Young alla New York dei Velvet Underground, mentre l’iniziale “Mixer” sorprende con il suo tono lounge, quasi un abito improvvisato e dissonante, come se la band si fosse trovata per sbaglio nel venerdì sera che racconta.
La casualità delle interpretazioni del frontman Nigel Chapman (al limite nel garage-country di “Trust”), seguito con una certa rilassatezza dalla band, getta un ponte verso gli Wave Pictures dall’altra parte dell’oceano (“Alaskan Shake”, lo scherzo al basso “Don’t Be Right”).

La scrittura rimane, come dire, “interessante” per tutto il disco, ma mai sopra il livello di una confortevole medietà, per quanto nei confini di quella classe ormai indispensabile per un’uscita Paradise of Bachelors – anche dal punto di vista del sound, se si eccettua il tono confidenziale da registrazione casalinga, in presa diretta, non ci sono grandissimi elementi di fascino. Comunque, in un ipotetico festival di sole uscite PoB, i Nap Eyes non sfigurerebbero di certo.

(10/03/2016)

  • Tracklist
1. Mixer
2. Stargazer
3. Lion In Chains
4. Don’t Be Right
5. Click Clack
6. Alaskan Shake
7. Roll It
8. Trust
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