Plastic Animals

Pictures From The Blackout

2016 (Song By Toad) | alt-rock, shoegaze, neo-psych

Forse la scena scozzese attuale non è nel suo momento più glorioso, e anche per questo risulta interessante questo esordio a firma Song By Toad dei Plastic Animals – anche perché non è facile, di primo acchito, identificarli non solo come scozzesi, ma addirittura come britannici.
Lo stantuffo sporco di “Ghosts”, all’inizio, sembra metterli in scia al revival di quello che si chiama slacker-rock, pur non essendo forse mai esistito come genere, e in generale la scrittura relativamente poco melodica potrebbe farli confondere con una band americana (in campo neo-psych, i New Madrid non sono molto lontani; ma anche i nostri Departure Ave.).

Presto però si palesano un po’ tutti i riferimenti della band di Edimburgo: lo shoegaze di “Burial Party”, il kraut di “Colophone” e “Demmin” (quest’ultimo forse il pezzo migliore), ai quali l’attitudine dissacrante e volitiva della band (che si autodefinisce “atmospheric punk-rock”) conferisce decisamente qualcosa in più del semplice revivalismo. È così che i riff del disco si impongono sull’ascoltatore, in una tensione che si fa palpabile nel corso del disco, anche in brani più leggeri come nei ritmi surf di “Diane”.
La voce di Mario Cruzado rimane come da copione in secondo piano, una specie di eco, soprattutto in “Yellowcraig”, loro pezzo-bandiera: una tirata dark di smarrimento e alienazione.

Non un disco da tutti i giorni, per il peso specifico dei brani (l’imponente psichedelia di “Sigh-Fi”), ma sicuramente dotato di un tiro che lo eleverà senz’altro, almeno sulla scena internazionale, più in alto del suo status di prodotto “locale”. Un possibile emulo del piccolo cult dei Tripwires.

(19/04/2016)

  • Tracklist
  1. Ghosts 
  2. Colophon 
  3. Sigh-Fi 
  4. Yellowcraig 
  5. Portal 
  6. Diane 
  7. Demmin 
  8. Burial Party 
  9. Holy Daze
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