Can

The Singles

2017 (Spoon Records) | kraut-rock

Lunga e impervia è la strada che i Can hanno percorso dal 1968, quando a Colonia due ex-allievi di Stockhausen - il polacco Holger Czukay (basso) e Irmin Schmidt (piano) - incontrano Jaki Liebezeit (batteria) e il giovanissimo Michael Karoli (chitarra), fondando un collettivo sperimentale privo di un vero e proprio leader. La fortuna vuole tuttavia che sul loro cammino trovino dapprima il cantante e scultore afroamericano Malcolm Mooney e poi, quando questi abbandona la band su consiglio del suo psicologo, il busker giapponese Damo Suzuki, con cui vivono la loro stagione più avvincente. Proprio con lui registrano "Tago Mago" (1971), una colossale opera d'avanguardia psichedelica che - prendendo in prestito le parole di Julian Cope - "suona solo come se stesso, e come nessuno prima o dopo".

Gruppo simbolo del kraut-rock per il loro atteggiamento apertamente nichilista verso le strutture musicali, i Can dimostrano negli anni Settanta anche una straordinaria sensibilità per le canzoni funk-pop, seppur in maniera abbastanza esoterica. All'interno del disco si spazia pertanto dagli inizi con Malcom Mooney, in cui le vecchie formule del blues e del rock'n'roll si mischiavano a lampanti improvvisazioni, ai ritmi del futuro costruiti dalla voce demoniaca di Damo Suzuki e dall'architetto del suono Jaki Liebezeit, recentemente scomparso in questo 2017.
Il sipario si alza con il breve periodo di Malcolm Mooney, rappresentato dalla martellante "Soul Desert" e dell'insolito minimalismo di "She Brings The Rain" (entrambi presenti in "Soundtracks" del 1970). L'ingresso di Damo Suzuki è invece mirabilmente narrato nell'enigma elettroacustico di "Spoon" e nella sua b-side "Shikako Maru Ten", singolo che raggiunge la Top 10 tedesca grazie alla sua inclusione nel programma "Das Messer".

Tra le rarità, la più grande sorpresa è data dalla spensierata "Turtles Have Short Legs", registrata paradossalmente durante le sessioni del diabolico "Tago Mago". Simbolicamente posti al centro dell'opera troviamo invece i funk mutanti di "Mushroom", "Vitamin C" e "Halleluwah", quest'ultima - come succederà per altre tracce - rasata per l'occasione dai suoi diciotto minuti originali fino a portarci in media res nel cuore oscuro e rituale della traccia, fornendoci così una nuova prospettiva.
Con lo scorrere dei minuti, l'album - in analogia alla parabola artistica dei Can - cede il posto a un'esuberanza di inebrianti ritmi afro-beat ("Moonshake", "Dizzy Dizzy"), musica ambient ("Future Days"), new wave ("Hunters & Collectors") e persino progressive ("Vernal Equinox"). Damo Suzuki abbandona infatti la band dopo la pubblicazione di "Future Days" (1973) lasciando vacante il ruolo del vocalist. Il significato cruciale delle opere tarde dei Can va quindi rintracciato nella produzione di Czukay e nelle percussioni diafane fornite da Liebezeit, con il chitarrista Karoli e il tastierista Schmidt che condividono la maggior parte delle parti vocali.

Nel 1976 i Can riescono a centrare anche la Top 30 britannica con l'ansimante disco-hit di "I Want More", che li ha portati sul palco di Top Of The Pops. Tra le rarità ci sono invece alcuni brani meno convincenti, come "Silent Night" e uno strano "Can-Can" in 4/4, due cabaret in salsa kraut-rock in realtà ben poco efficaci. Chiude "Hoolah Hoolah", singolo dall'album "Rite Time" (1989) che segna il ritorno di Mooney al microfono e una breve ricostituzione della formazione originale.
Dalla prima all'ultima traccia, coerentemente poste in ordine temporale, "The Singles" delinea in maniera chiara la traiettoria musicale dei Can. L'unico difetto è che questa compilation soddisfa forse più i fan novizi che gli ascoltatori di lunga data (se non fosse per alcune rarità), offrendo comunque una panoramica in grado di catturare alcune delle loro sequenze più audaci e innovative.

(20/07/2017)

  • Tracklist
  1. Soul Desert
  2. She Brings The Rain
  3. Spoon
  4. Shikako Maru Ten
  5. Turtles Have Short Legs
  6. Halleluwah (Edit)
  7. Vitamin C
  8. I'm So Green
  9. Mushroom
  10. Moonshake
  11. Future Days (Edit)
  12. Dizzy Dizzy (Edit)
  13. Splash (Edit)
  14. Hunters And Collectors (Edit)
  15. Vernal Equinox (Edit)
  16. I Want More
  17. ...And More
  18. Silent Night
  19. Cascade Waltz
  20. Don't Say No (Edit)
  21. Return
  22. Can Can
  23. Hoolah Hoolah (Edit)
Can su OndaRock
Recensioni

CAN

Live In Stuttgart 1975

(2021 - Mute)
Il primo di una serie di live della band tedesca contiene 90 minuti di improvvisazioni psichedeliche

CAN

The Lost Tapes

(2012 - Mute)
Oltre tre ore di inediti, registrazioni live, outtakes e quant'altro dagli archivi di una delle band ..

CAN

Tago Mago

(1971 - United Artists Records, 1971/ Mute, 2011)
Il capolavoro dei kraut-rocker tedeschi, andata (1971) e ritorno (2011, quarant'anni dopo)

News
Can on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.