Circus Devils

Laughs Last

2017 (Happy Jack Rock Records) | art-rock

Ride bene chi ride ultimo, e pace se quella risata somiglia più che altro al ghigno dei folli. Dopo aver annunciato infinite volte la morte e resurrezione del più celebre dei suoi gruppi, l'inarrestabile Robert Pollard ha infine scelto di mettere gli estremi sigilli a quella che da anni rappresenta la sua vera cloaca compositiva, il ricettacolo delle sue peggiori aberrazioni di songwriter, i Circus Devils. Per farlo ha scelto la soluzione in assoluto più chiassosa, licenziando in un sol colpo una raccolta autocelebrativa ("Laughs Best") e un album di commiato (questo "Laughs Last") nel quale provvede a liberarsi di qualche sgradito sassolino nei confronti di una critica (idealmente ci siamo anche noi) spesso non troppo tenera nei suoi riguardi.

Essendo stato subito concepito come lo strumento per la concretizzazione sonora dei propri incubi, il progetto animato da Pollard assieme ai fratelli Tobias non può che insistere con le proprie minacciose inflessioni, talvolta alimentate da una sorta di tribalismo metropolitano irrequieto e incombente ("Philosophy Bag"), più spesso modulate secondo gli schematismi programmatici di un fantomatico "art-rock da cavernicoli" (regolarmente tirato in ballo nelle interviste), scaltra etichetta utile a sdoganare e nobilitare ogni sorta di sperimentalismo disarmonico o meticciamento pezzente ancorché appetitoso ("Aerial Photographs From Alcatraz", l'opener).
Rispetto a tanti altri lavori usciti con questo marchio e francamente ardui da metabolizzare, il quattordicesimo album dei Circus Devils non si mostra tuttavia così inavvicinabile o refrattario a una qualche ipotesi di compromesso con il buon senso e la bella forma: il radicalismo è in buona parte accantonato e la weirdness da battaglia dei Nostri viene esercitata in maniera assai meno spregiudicata di un tempo.

Accanto a esotismi sinistri in bassa fedeltà, vaghe insinuazioni mediorientali ("Into Gear"), passaggi atmosferici e declamatori (i sinfonismi di "Asteroid"), radure riverberatissime ("Alice Cooper Alarm Clock") e l'immancabile paginetta di cantautorato acustico, a buoni livelli di indigenza formale ed emotiva ("Time Trapper"), l'elettrica del vecchio Bob si fa sentire di tanto in tanto tagliente e mordace, mentre la sua voce è sempre un po' più inafferrabile e sfarfallante. Quando sceglie però di riavvicinare l'ortodossia alternative, lo fa espressamente per sorprendere con una del tutto inattesa limpidezza melodica ("Do The Nixon"), per colpire con la dignità del portamento o la lucidità di un'invettiva estemporanea ("Crucified By The English Press") o direttamente per scollinare in lidi sunshine-pop, seppur come li può intendere uno della sua schiatta ("To Each His Zone"): né più né meno, quindi, che giocandosi a viso aperto - e in modo sistematico - la carta di uno spiazzamento eclettico di cui a questo punto potremmo perfino sentire la mancanza, chissà.

Le trame riarse di "Farm Action" ostentano una brillantezza e un tono nostalgico oltremodo audaci, considerando gli standard di Bob e la natura comunque invertebrata delle sue impressioni sonore. E se il terzetto continua a prediligere le sguazzate in acque basse e torbide, magari con occasionali battaglie nel fango ("Smoke Machine"), a chi ha denigrato gli eccessi della band come irricevibili provocazioni rimane forse il beffardo timore di aver frainteso un pur incoerente ma visionario (e a tratti superbo) lavoro sullo stile, orchestrato in tutta libertà dalla più squisitamente anarchica delle animazioni pollardiane.

(20/04/2017)

  • Tracklist
  1. Get Out Of My Way When I'm In Town
  2. Philosophy Bag
  3. ZX35 Pow
  4. Teenage Rooster
  5. Alice Cooper Alarm Clock
  6. End Of The World Ice Cream
  7. Do The Nixon
  8. Smoke Machine
  9. Time Trapper
  10. Crucified By The British Press
  11. Mr. Detail's Explanation
  12. Farm Action
  13. Into Gear
  14. Cockroach Whiskey
  15. To Each His Zone (Sunshine Baby Butt)
  16. Aerial Photographs From Alcatraz (Including 'Nightmare Parade')
  17. Asteroid
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