Distractions

Kindly Leave The Stage

2017 (Occultation) | alt-pop

La sorte di Mike Finney e Steve Perrin è da sempre intrappolata in una parola: Distractions. Quando nel 1975 i due ragazzi di Manchester misero insieme la loro band, non erano in cerca del successo e della notorietà, ma quando nel 1979 la Factory pubblicò il loro sfavillante singolo "Time Goes By So Slow" e dopo il contratto con l'etichetta Island Records, sembrava che qualcosa dovesse cambiare nel mondo del gruppo inglese.
Ma, si sa, il pubblico è spesso distratto e per la band inglese il fallimento dell'esordio "Nobody's Perfect" (una premonizione o un avviso?) segnò la fine di una carriera. Quello che non finirà è la passione per la musica che Finney continuerà a coltivare, collaborando con Art Of Noise, Fall e Cath Carroll.
Quando nel 2011, con l'aiuto di Arsh Toraci dei June Brides e Mike Kelley degli Only Ones, Perrin e Finney tornano a scommettere sui Distractions, il miracolo si ripete, ma anche questa volta solo dal punto di vista artistico.

Il malinconico pop-punk della band inglese si è nel frattempo raffinato, allontanandosi dalle frenesie della new wave, incrociando le lande più raffinate dei vecchi Chameleons o degli Shack di Michael Head. Purtroppo anche "The End Of The Pier" è vittima della distrazione, un evento che segna ancora una volta le sorti della band, che dopo le mille difficoltà incontrate nella realizzazione di un box retrospettivo "Parabolically Yours" (che forse vedrà la luce a breve), annuncia la fine dell'avventura Distractions.
L'uscita di scena avviene con un ultimo disco, il cui titolo è ancora una volta segnato dal destino: con "Kindly Leave The Stage" la band non solo saluta il pubblico ma lo ringrazia, e lo fa alla propria maniera, con un album ancor più introspettivo e personale.
Il suono tagliente e vellutato delle chitarre e il tono baritonale della voce rimarcano ancora una volta l'indolenza lirica della band, abbozzando un altro quadro sonoro tra post-punk e un folk-pop leggermente naif.

A dispetto del tono incalzante di "A Few Miles More", che sembra ripristinare con classe vecchie tentazioni pop, a prevalere è quella deliziosa malinconia notturna e romantica che è stata fonte di gioie e dolori per la band, un'attitudine che ha tenuto lontano gli amanti della new wave senza altresì convincere i fautori del pop più sofisticato. Ed è un peccato, perché il calore degli accordi che introducono l'eccellente ballata folk "What The Night Does", il coro quasi spettrale che prima intona il refrain di "Talking To Myself" per poi andare in controcanto e l'arrangiamento dei fiati della sensuale e nostalgica "Wake Up And Kiss Me Goodbye" sono autentici colpi di genio: delle intuizioni originali e raffinate, che rendono ancora più triste la fine della storia dei Distractions.

La perfetta registrazione in analogico rende ancora più netta la qualità di "Kindly Leave The Stage", che tra i toni più cupi di "The Connection's Dropped Again" - una ballata alla Felt che offre una delle migliori performance vocali di Mike Finney - e una struggente "The End Of The Pier" - cantata con voce tremante da Steve Perrin - cala il sipario su uno dei misteri più affascinanti della musica inglese.

(23/09/2017)

  • Tracklist
  1. A Few Miles More
  2. Last To Leave
  3. Talking To Myself
  4. What The Night Does
  5. The Fire
  6. Wake Up And Kiss Me Goodbye
  7. Nowhere
  8. The Connection's Dropped Again
  9. Tell Them I'm Not Here
  10. The End Of The Pier
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