Grandbrothers

Open

2017 (City Slang) | elettronica, ambient, idm

È un paesaggio sonoro pianocentrico quello dei Grandbrothers, il duo composto dall’ingegnere e costruttore di synth Lukas Vogel e il pianista jazz Erol Sarp. Dopo essersi conosciuti all’Università di Dusseldorf, i due hanno deciso di unirsi per dar vita a una sperimentazione moderna che assomiglia molto a un “intervento a cuore aperto” che trasforma il piano in una drum machine analogica.
Il secondo album “Open” esplora dimensioni che il loro debutto, “Dilation”, aveva solo suggerito, combinando in maniera sapiente composizioni classiche, produzioni moderne e sound design, ed esplorando musica minimal, ambient, Idm tra guizzi di distorsioni, riverberi, bit-crushing e LFO.
L’innovazione dell’album è tangibile in tutt'e 10 le tracce, perfettamente legate tra loro da un’intensa sinergia. Ogni singolo suono parte da un solo strumento, il pianoforte, trasformato e manipolato dal laptop e dai software di Vogel che in alcuni momenti lo rende del tutto irriconoscibile. Il duo di Dusserldorf è riuscito così a creare una nuova generazione di kraut-rock atmosferico dal carattere superbo e con il pianoforte al centro.

La sperimentazione si rivela già dall'opener “1202”: una singola nota ripetuta, presagio di una introduzione nervosa, piena di energia crescente che genera suspense prima di una tempesta che sembra imminente. Lo strumento è del tutto irriconoscibile e, solo a metà strada, tra echi di note inquietanti e non identificabili che si dipanano in sottofondo contribuendo a far crescere la tensione, emerge il suono riconoscibile di un pianoforte. Il minimalismo di questa traccia si espande gradualmente fino a sfociare in un’elettronica fittamente stratificata e illusoria.
Il singolo "Bloodflow" prende l’abbrivio da una singola nota ripetuta, un misterioso tapping ritmico di una goccia metallica che scava. È un brano straordinariamente evocativo e cinematografico, colpisce come un’onda dalle sfumature meravigliose e potenti. I suoni puliti e nitidi del piano in questi 6 minuti possono essere associati a quelli di Nils Frahm. È una traccia che contiene una corrente pulsante, un flusso che ondeggia tra calma ed energia implacabile.

A seguire “From A Distance”, un brano in movimento, dal suono elettronico e dal rivestimento fragile e delicato, dal sentore nostalgico e futuristico insieme. Fortemente cinematografico. “Long Forgotten Future” contiene reminiscenze dei Kraftwerk, ha un carattere profondamente ambient in cui risuonano in maniera evidente effetti come la distorsione e il bit-crushing. Subito dopo la traccia più toccante dell’album, “Honey” che segna un’ascesa pianistica incredibilmente emotiva e poetica, gradualmente circondata da fiati elettronici fino a sbocciare in perfetto stile Mogwai. “Alice” è un meraviglioso connubio di semplicità e delicatezza, simbolo di un gesto intimo ed eloquente.

Durante “White Nights” il suono classico del pianoforte, a causa dell’input dell’elettronica moderna, scoppietta meravigliosamente rendendo inebriante questa musica strumentale. È un pezzo estremamente originale, denso, spazioso, dalle strutture espanse e vivaci. Ascoltarlo è come guardare un time-laps di un tempo lungo che passa e che ha come soggetto la natura.
“Circonflexe” ha una delicatezza da carillon, la capacità di rallentare i tempi e scansionare i momenti inabissandosi nel profondo e scandagliando delicatamente, uno ad uno, i pensieri. Esempio di musica meditativa ed elettronica, vicina ad Olafur Arnalds. È un gioco di trame musicali, quello di “Sonic Riot”, che fonde ambient e pop e che rende il ritmo mutevole e coinvolgente, una sorta di invito a correre per scrollarsi di dosso le ansie, per “liberarsi”.
A chiudere l’album “London Bridges”, dai tratti più nostalgici, tra suoni futuristici che fanno eco nel bel mezzo di un flow accogliente e rassicurante: sembra di camminare su un ponte, investiti da una nebbia che non lascia spazio alla visuale, pur sapendo bene dove approdare.

Gli orizzonti di “Open” sono molto più ampi di quanto si riesca a immaginare: sia per le innumerevoli influenze, sia per l’apertura a una molteplicità di sensazioni che il singolo ascoltatore riesce a interpretare riproducendola in una sorta di tela bianca. Sono suoni che creano immagini, disegnano atmosfere ed esplorano luoghi inconsueti. È un disco profondo e complesso che contiene una serie di vibrazioni ipnotiche in cui è facile perdersi in una camminata notturna o in un viaggio verso casa.
In definitiva, è un album autunnale in cui nascondersi quando il peso del mondo esterno diventa eccessivo. E a volte, questo è tutto ciò che serve.

(05/11/2020)

  • Tracklist
  1. 1202
  2. Bloodflow
  3. From A Distance
  4. Long Forgotten Future
  5. Honey
  6. Alice
  7. White Nights
  8. Circonflexe
  9. Sonic Riots
  10. London Bridges
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