Sheer Mag

Need To Feel Your Love

2017 (Wilsuns Recording Company) | power-pop, funky-punk

Tre Ep, un’apparizione al “Late Night” di Seth Meyers, al Coachella nel 2016, in una rubrica di Rolling Stone sui nuovi artisti da tenere d’occhio (al tempo, accanto a George Ezra per capirci). Tutto in regola per scatenare l’hype, invece no. Perché gli Sheer Mag, eticamente parlando, sono veramente punk: niente Facebook o altri social (la pagina che trovate è gestita dai fan), una rigorosa auto-produzione che, più che indie, è grezzo do-it-yourself. Ma soprattutto la loro musica non è per niente modaiola, e per questo fa impazzire.

Punk, si diceva: come tali si presentano, ma poi, da un punto di vista strettamente musicale, il punk non è che un ingrediente, neanche il più importante, della loro ricca ricetta. Come rock-band nata nel 2014, gli Sheer Mag presentano tutta una serie di ispirazioni e influenze per niente trendy: canzoni guitar-oriented zeppe di riff e ghirigori anni Settanta, sinceramente vintage, tra Thin Lizzy e primi Ac/Dc; una scrittura di base power-pop, melodica, con i ritornelli appiccicosi che si fissano in testa. Infine, quello che fa la differenza e rende gli Sheer Mag una band speciale: una spiccatissima componente funky-soul, con le chitarre che nei pezzi meno hard cominciano a saltellare in stile Motown e la voce della straordinaria Tina Halladay che graffia e fa salire la temperatura.

“Need To Feel Your Love” è il primo vero Lp dopo i tre Ep, anche ripubblicati in una raccolta, e non delude: attualissimo nel suo anacronismo sonoro, suscita emozioni e sentimenti genuinamente millennial: ci sono la rabbia post-elezioni e la conseguente vittoria di Trump nella guerriglia urbana di “Meet Me In The Streets”, nella promessa di rappresaglia di “Expect The Bayonet”, nella chiamata alle armi di “Turn It Up”. Ma tutto questo non fa che aumentare il bisogno di tenerezza e romanticismo, i veri protagonisti dell’album; la bionda Tina lo sa, e così il grido di battaglia si trasforma in domanda d’amore, roca, sudaticcia, squisitamente post-adolescenziale, sincera.
È tutto lì, nella title track, che resuscita i Jackson Five e sfida chiunque a non alzarsi e ballare come se fossero calate dal soffitto le luci stroboscopiche. E ancora “Just Can’t Get Enough”, “Pure Desire”, “Suffer Me”: non una celebrazione della black music, solo black music autentica. Difficile trovare in giro un’altra band che, oltre a mostrare l’afflizione di artisti e pubblico di oggi, indichi chiaramente che cosa manca a tutti quanti: calore umano, energia che sia anche vitale e non solo polemica. Loro proprio non ce la fanno a restare cool, come cantano poco prima del finale dedicato a Sophie Scholl, attivista della Rosa Bianca giustiziata dal regime nazista nel 1943.

L’aereo della copertina va verso un varco tra le nuvole, verso una nuova luce. Azzardo una previsione: il quintetto di Philadelphia viaggia verso la luce di un successo maggiore. Difficilmente restando fedeli a questa formula, che giustamente li tiene legati all’underground. Ma con una partenza così, è possibile aggiustare la rotta e farsi strada verso il mainstream (si fa per dire) continuando a fare musica di qualità. Me lo auguro, non perché vorrei vedere modificato qualcosa nella proposta attuale, ma perché se lo meritano davvero.

(01/08/2017)

  • Tracklist
1. Meet Me in the Street
2. Need to Feel Your Love
3. Just Can't Get Enough
4. Expect the Bayonet
5. Rank & File
6. Turn It Up
7. Suffer Me
8. Pure Desire
9. 'Til You Find the One
10. Milk & Honey
11. Can't Play It Cool
12. (Say Goodbye to) Sophie Scholl
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